Nel 2017 aveva fondato nel quartiere Pilastro “La Fattoria di Masaniello”, una pizzeria, poi ribatezzata “Porta Pazienza”, che dava lavoro a ragazzi con disturbi cognitivi, ma anche a immigrati e a persone fragili. Un progetto collegato a doppio filo alla sua battaglia alla criminalità organizzata, dal momento che i prodotti provenivano da cooperative che operano su beni confiscati.
'Michele Ammendola era un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di contrasto alle mafie - spiega Cinzia Franchini, portavoce di Ruote Libere -. E' grazie a lui che nel 2016 riuscii a mettere in contatto l'amministratore giudiziario della Geotrans, l'azienda confiscata agli Ercolano Santapaola, con l'allora presidente di Coop Alleanza 3.0 Adriano Turrini'.

'Ammendola a quel tempo era portavoce del comitato bolognese anti-camorra ‘Io Lotto’ e con lui organizzammo il primo incontro a Bologna con Turrini dal quale nacque poi la collaborazione economica virtuosa che portò al salvataggio della azienda Geotrans confiscata alla mafia. Una operazione che rappresentò un successo in termini imprenditoriali e uno schiaffo al clan che considerava quella azienda come 'cosa propria'. L'impegno di Michele continuò anche nella organizzazione del “Viaggio legale” che nel 2016 ha portato la famosa Mehari verde sulla quale nel 1985 venne ucciso dalla camorra il giornalista Giancarlo Siani, dalla sua Napoli all’Emilia Romagna. Un viaggio di 600 chilometri, proprio su un camion Geotrans. La sua morte lascia un vuoto enorme in tutti coloro che lo hanno conosciuto'.

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