Dati dai quali emerge che il numero degli ospedalizzati nella fascia di età dai 12 ai 39 anni aumentava tra coloro che erano già stati sottoposti alla terza dose rispetto a coloro con due dosi da almeno 4 mesi e quindi candidabili alla terza. 'Mi sono chiesto il perché questo fenomeno si registra in questa fascia di età e non negli anziani' - ha affermato il virologo che una risposta l'avrebbe trovata nel fatto che i giovani hanno avuto più dosi ravvicinate rispetto alle fasce di età superiori, e che rischiano di essere quantomeno non efficaci se non controproducenti. 'I ragazzi sono quelli che hanno fatto delle vaccinazioni più ravvicinate rispetto ai 60-70enni e la letteratura di quest’ultima settimana ci dice che il booster non ha un’efficacia nella protezione dall’infezione, ma anche dalla malattia, nel paziente naive, che cioè non è stato infettato”.
'La somministrazione di dosi ravvicinate potrebbe portare a un fenomeno di anergia del sistema immunitario', ossia a una mancanza di reazione da parte dei meccanismi di difesa dell'organismo. 'Del resto, è la prima volta nella storia che si somministrano in un breve periodo tre dosi di vaccino'. E'chiaro e da ribadire che in discussione non è l'efficacia e la validità del vaccino ma il piano di somministrazione così massiva delle terze dosi.
Per Broccolo dunque la scelta di puntare su una terza dose generalizzata per tutti, a prescindere da tutti, non era e non è quella giusta. Sempre nella fascia di età tra 12 e 39 anni 'forse avrei fatto il booster nei soggetti fragili, non l'avrei sicuramente fatta nei guariti'
Gi.Ga.


