L’istanza, in particolare, chiedeva un aggiornamento sulle condizioni, in termini di agibilità, dell’istituto penitenziario a un anno dalla rivolta dei reclusi. Inoltre, il consigliere domandava informazioni sugli sviluppi giudiziari della vicenda, sul numero di detenuti presenti nella casa circondariale e sulle visite dei familiari, anche in relazione alle restrizioni connesse all’emergenza Covid; sull’organico e sulle figure a supporto dei detenuti presente nella struttura; sui percorsi sviluppati nel carcere, a partire da quelli di inserimento sociale e lavorativo a favore dei detenuti, e sulle attività di volontariato, sportive e formative.
Precisando innanzitutto che l’indagine giudiziaria sulla rivolta “è ancora in corso” e non potendo perciò fornire informazioni in merito nell’attesa dell’esito dell’iter della magistratura, il sindaco Muzzarelli ha spiegato che, in occasione della rivolta, l’istituto è stato “seriamente danneggiato” e che prima di renderlo completamente operativo “devono essere risolte importanti carenze strutturali e criticità che incidono sia sulla sicurezza sia sui servizi e sul trattamento dei detenuti”. Oltre agli interventi principali, infatti, sono stati eseguiti lavori per l’innalzamento dei livelli di sicurezza (sistema di videosorveglianza nei complessi detentivi, ripristino dell'impianto d'illuminazione interno ed esterno al muro, installazione di grate metalliche nei posti di servizio); il prossimo passo sarà l'installazione dell'impianto antiscavalcamento e antitrusione (lavori già assegnati) e l’automazione di porte e cancelli in alcune aree. Inoltre, per quanto riguarda i servizi per i reclusi, dovrà essere completato “il rifacimento della copertura dei tetti di alcune parti della struttura, per rendere agibili cucina principale, cappella, sala teatro, palestra e magazzino”.
Alla data del 26 aprile nel carcere erano presenti 303 detenuti, di cui 24 donne, e, come comunicato dalla direzione della struttura, con cui la collaborazione istituzionale “è continua e positiva”, ha sottolineato il sindaco, nell’istituto “le condizioni sanitarie sono soddisfacenti e incentrate a contrastare la diffusione del Covid”, aggiungendo che “le visite dei familiari sono consentite con le modalità e le misure precauzionali anti-contagio”.
Per quanto riguarda l’organico impiegato nell’istituto, si registra, “in linea con la situazione nazionale”, una mancanza di personale rispetto alle piante organiche. In particolare, infatti, gli agenti di polizia penitenziaria presenti sono 227 (anziché 257) e il personale del Comparto funzioni centrali conta 11 operatori anziché 22; gli educatori presenti sono quattro (su cinque), con due psicologi preposti all’osservazione e trattamento.
Parlando dei detenuti, il Covid ha rallentato i percorsi di inserimento sociale e lavorativo all’esterno, “come i lavori di pubblica utilità svolti alla biblioteca Delfini e per il Comune di Sassuolo”, mentre 12 soggetti semiliberi lavorano in aziende sul territorio, grazie a licenze straordinarie, e per l’Amministrazione penitenziaria. All’interno della struttura, invece, non si sono verificati stop alle attività destinate ai reclusi, come quelle scolastiche proseguite regolarmente, sia in presenza sia a distanza.


