Quali dati e quali valutazioni scientifiche avrebbe in mano il ministro per dimostrare i potenziali effetti di un mantenimento dell'obbligo in alcune strutture e non in altre? E, soprattutto, per un mese soltanto? Come l'approccio precauzionale legato alla proroga dell'obbligo da mantenere a tempo per alcuni luoghi si sposerebbe con il suo contrario, ovvero la decisione di rimuovere gli stessi obblighi da altri affollati ambiti, come quello del trasporto pubblico? E su quale presupposto si baserebbe una proroga di un mese? Quale potrebbe essere la differenza? Quali simulazioni o valutazioni tecnico scientifiche ha il ministro per valutare gli effetti di un obbligo prorogato di un mese rispetto a uno stop immediato o una proroga di 3 o 6 mesi?
Il timore, ancora una volta, che si tratti di provvedimenti puramente politici, sganciati da ogni presupposto scientifico. Come del resto lo sono sempre più, alla luce dei dati e dell'andamento delle vaccinazioni, i provvedimenti ancora in vigore in certi ambiti. Qualche esempio. Oggi, in un ospedale come Baggiovara, non puoi entrare senza Green Pass. Ottenuto con terza dose quindi non solo con il completamento del ciclo primario da due dosi ma inteso come completato con dose booster o, in alternativa, con Green Pass da tampone. Senza misurazione della febbre, per tutti. Ciò significa che una persona senza green pass da vaccino non può entrare se non sottoponendosi a tempone ogni 48 ore. E quando gli viene concesso di entrare non ha nessuna garanzia di trovarsi in un ambiente tutelato e senza persone positive. Proprio perché basta avere terza dose (e non importa se fatta anche un anno fa) e quindi green pass illimitato per entrare nello stesso ospedale anche da positivo, con 38 di febbre, senza limiti. Chiaramente il buon senso spingerebbe a non farlo, ma per chi lo fa non c'è un controllo capace di impedirlo.
L’obbligo di indossare le mascherine è già caduto nelle scuole all’inizio dell’anno accademico, queste restano consigliate in alcune Università italiane, come Bologna, Firenze, Padova, Pisa e Torino.
Nel settore pubblico, invece, vige l'obbligo quanto previsto dalla Circolare n.1/2022 del Ministero della Funzione pubblica, che esclude l’utilizzo della mascherina negli uffici ma raccomanda l’uso della mascherina Ffp2 in specifiche occasioni: in particolare, per il personale a contatto con il pubblico sprovvisto di idonee barriere protettive, per chi è in fila a mensa o in altri spazi comuni, per chi condivide la stanza con personale “fragile”, negli ascensori e nei casi in cui gli spazi non possano escludere affollamenti.
Gianni Galeotti


