A tracciare lo scenario della stagione autunnale ed invernale il Prof. Massimo Andreone, specializzato in malattie infettive e docente all'Università degli Studi di Roma Tor Vergata in un intervento, questa mattina, a Radio 24. Una ipotesi, la sua, che incide direttamente anche sul dibattito rispetto alla validità del Green Pass (posto che lo si considerì anche uno strumento di sanità pubblica e non solo strumento politico per indurre ad una vaccinazione non obbligatoria), e sull'ipotesi di prorogare a 12 mesi il certificato verde. Fatto sta che anche nell'ipotesi di una copertura del vaccino (così come della carica anticorpale per i guariti dalla malattia), a 10-12 mesi (ricordiamo che su questo punto anche le autorità sanitarie faticano a fare previsioni e a fornire di fatto un presupposto scientifico allo stessa durata della copertura presupposto della Green Pass, vista la mancanza di dati di medio e lungo periodo), ci si troverebbe comunque in autunno con la necessità di procedere con la terza dose di richiamo. Via via per tutti. Non a caso il Prof. Andreone parla di una prospettiva che diventerebbe certezza. A partire, appunto, dai soggetti più a rischio per poi procedere con le altre categorie.
E' a questo punto che alla domanda della conduttrice del programma radiofonico se non fosse opportuno, prima di sottoporsi alla terza dose, procedere con un test per la misurazione degli anticorpi, e del cosiddetto titolo anticorpale, il professore risponde: 'Sicuramente sarebbe la cosa migliore, per valutare quello che è il grado di immunità che una persona sviluppa in quel determinato momento, ma come può immaginare sarebbe un impegno enorme procedere così prima di una vaccinazione di massa. Bisognerebbe testare tutte le persone per una vaccinazione individualizzata. Ma diventa molto difficile organizzarla e quindi è meglio partire (ovvero ripartire, ndr), con la vaccinazione delle categorie più a rischio, immuno depresse che hanno avuto una scarsa risposta alla vaccinazione'
Gi.Ga.


