'Ho vissuto con don Arrigo per vent'anni a Nonantola e spesso venivano don Ivo e don Ennio. Raramente parlavano di queste vicende, ma ripetevano sempre che erano stati miracolati dalle preghiere di tre Suore Ancelle Adoratrici che avevano offerto la loro vita per la loro salvezza come aveva testimoniato la loro Fondatrice quando erano ritornati a Bologna a ringraziare. Contrariamente a don Ivo mai si esponevano nelle celebrazioni dei partigiani - ricorda don Emanuele Mucci -. Erano talmente reticenti, che don Arrigo ha voluto che si scrivesse sul suo ricordino da morto “Dio mi ha perdonato, è il suo mestiere'. Si sentiva in colpa se le sue iniziative venivano giudicate in dissonanza con la volontà del Vescovo o in difformità dalla Chiesa. Agiva per “dovere sacerdotale” e non cercava conferme nel giudizio sul suo operato. Era cosciente che la gravità della situazione creatasi con l'arresto e le impiccagioni di amici avrebbe richiesto maggior prudenza nel concedere con facilità quei falsi documenti d'identità e licenze'.
'Che la loro attività nella resistenza e i loro collegamenti fossero di notevole importanza era indubbio se si considera che don Ivo era direttore dell'Opera Pia Bianchi di Casinalbo dove aveva avuto origine la Brigata Italia e vi erano collegamenti con i Partigiani della bassa modenese, ma soprattutto lo testimonia il racconto stesso di don Arrigo quando afferma che i fascisti li consegnarono (con l'amico Zanoli che fu poi impiccato il 30 settembre 1944 a San Giacomo Roncole) ai tedeschi per fare bella figura (avevano preso pesci grossi della resistenza) e i tedeschi li mantenevano come ostaggi. Sulla loro uccisione per tre volte ebbero ripensamenti prendendoli con sé nella ritirata da Bologna fino a Modena come “preziosa materia di scambio”. Se per l'impegno profuso nella “rete di solidarietà” hanno meritato la Medaglia D'oro alla memoria e il riconoscimento di “Giusti fra le nazioni” di non minore importanza sono gli insegnamenti di questi quattro sacerdoti, che facevano parte dei Piccoli Apostoli di don Zeno, trasmessi durante la carcerazione - continua don Mucci -.


