Catia Silva, Fiorenza Brioni e Claudia Loi: questi i nomi delle tre protagoniste della terza tappa milanese del tour “Donne contro la mafia”. Il format, che ha girato diverse località dell’Italia con grande successo, è approdato il 1° Dicembre a Bollate, comune alle porte del capoluogo lombardo. Successo di pubblico per l’evento che si è tenuto nello spazio noto come “Europa giovani” e che ha lo scopo non solo di sostenere i ragazzi nella ricerca di un lavoro e di stage formativi all’estero, ma anche di tenerli costantemente aggiornati sui temi di grande dibattito odierno. Proprio per questo motivo e soprattutto a conclusione di una settimana che la città della ciclostaffetta ha voluto dedicare al dibattito sul femminicidio, le tre “guerriere”, questo ormai il loro soprannome, hanno beneficiato di una location anticonvenzionale ma sicuramente importante. Presenti in sala numerose forze dell’ordine, il sindaco di Bollate Francesco Vassallo e diversi assessori e consiglieri. Notevole anche il gruppo di “Agende Rosse” intervenuto per l’occasione e proveniente da ogni parte d’Italia: da Udine fino a Palermo.
Il format infatti, è stato ideato ed è tuttora coordinato da Giuseppe Montorsi, attivista del movimento nella città di Mantova: è stato lui a creare collaborazione tra le varie figure e realtà del nord della nostra penisola, valorizzandone le storie e le vicissitudine personali.A parlare per prima è stata Claudia Loi, presenza non costante nel tour ma portatrice del ricordo e della testimonianza del valore e del coraggio di sua sorella Emanuela, prima donna poliziotto morta per mano mafiosa. C’era lei con il magistrato Paolo Borsellino, insieme ad altri quattro agenti, nella tragica giornata dell’attentato del 19 luglio 1992.Senso del dovere, fedeltà, responsabilità ma anche tanto amore: questa era la ragazza di 24 anni che la sorella di un anno più grande ha raccontato ai microfoni della sala gremita.
Anche Fiorenza Brioni ha parlato della sua vicenda: diverso l’esito ma sicuramente accomunato dal coraggio e dal senso di responsabilità e dovere. Ex sindaco di Mantova, eredita la lottizzazione nota come Lagocastello: “la mia città è una città di roccia ma anche di acqua, patrimonio dell’Unesco- ha afferma- non mi era possibile immaginarla deturpata da costruzioni di case, alberghi e negozi”. La battaglia, le minacce, l’ombra, non tanto velata, di Gaspare Muto esponente dell’ndrangheta :17 pallottole recapitatele e quell’intercettazione “abbiamo amici in Comune”.
Il senso di perdita del controllo della propria vita, la solitudine, le minacce,…questo il racconto di Catia Silva, ex consigliera di Brescello, colpevole di aver detto dei no sbagliati.


