Sono passati due anni. Era il 27 luglio di due anni fa quando il professor Giuseppe De Donno veniva trovato senza vita nella sua casa di Curtatone di Mantova. Un suicidio fu la causa del decesso che strappò il medico 54enne all'affetto della moglie Laura e dei figli Martina e Edoardo.
De Donno nell'ultimo anno della sua esistenza balzò alle cronache per avere introdotto la terapia al plasma iperimmune per contrastare il Covid. Primario di Pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, sperimentò appunto la plasmaterapia ottenendo risultati concreti nella cura al coronavirus attirando su di sè durissime critiche.
'Il plasma iperimmune ci ha permesso di migliorare ancora di più i nostri risultati. È democratico. Del popolo. Per il popolo. Nessun intermediario. Nessun interesse - scriveva sui suoi social -. Solo tanto studio e dedizione. Soprattutto è sicuro. Nessun evento avverso. Nessun effetto collaterale'.
E la figura di De Donno era anche legata a Modena: il medico mantovano sognava la realizzazione di un Centro di ricerca etica in città e in un audio del giugno 2020 inviato alla consigliere modenese Barbara Moretti si diceva pronto a incontrare imprenditori interessati, magari del settore ceramico. 'Il mio sogno è che il centro di ricerca etica di Mantova sia collegato a tante università, compresa Modena, sono molto contento di incontrare i tuoi interlocutori. Se credono di tapparmi il muso così, un pochettino forse si sbagliano...'. E a due anni dal decesso quelle parole risuonano ancora.
Due anni fa moriva il dottor De Donno: l'audio col 'sogno modenese'
De Donno nell'ultimo anno della sua esistenza balzò alle cronache per avere introdotto la terapia al plasma iperimmune per contrastare il Covid
De Donno nell'ultimo anno della sua esistenza balzò alle cronache per avere introdotto la terapia al plasma iperimmune per contrastare il Covid
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