È stato uno dei momenti più emozionanti e accolto con soddisfazione dalla delegazione italiana che ha partecipato alla 45esima sessione estesa del Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco, riunita a Riyad (Arabia Saudita). I gessi della Valle del Secchia (tra Villa Minozzo, Castelnovo Monti e Ventasso) e quelli di Albinea, Vezzano sul Crostolo e Scandiano sono due dei sette siti che costituiscono il “Carsismo nelle Evaporiti e Grotte dell’Appennino Settentrionale” tra le province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna: Alta Valle Secchia, Bassa Collina Reggiana, Gessi di Zola Predosa, Gessi Bolognesi, Vena del Gesso Romagnola, Evaporiti di San Leo, Gessi della Romagna Orientale. Queste rocce si sono formate in seguito all’evaporazione delle acque marine.
“Una cosa straordinaria, ancora non riusciamo a prenderne la misura! - così Fausto Giovannelli, presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano per l’occasione presente a Riyad -. I nostri ‘gessi’, sottovalutati per decenni e solo recentemente riscoperti, entrano dalla porta principale nel gruppo dei più importanti beni naturali del mondo. Un valore che resterà e crescerà nel tempo. Questa giornata è la pietra miliare di un processo generativo: servirà tempo sia per capirne e condividere l’importanza sia per mettere a valore questo riconoscimento di dimensione internazionale e di respiro storico. Indubbiamente, dipenderanno molto da noi anche le potenziali ricadute, ma già di per sé questo è un dato irreversibile”. Secondo Giovanelli “La bellezza paesaggistica e l’interesse per le straordinarie geodiversità e biodiversità dei Gessi hanno così ricevuto la più alta delle conferme in un consesso mondiale dove i ministri e autorità di grandi e piccoli Paesi intervengono e si commuovono. Parliamo di Unesco: c’è anche un grande potenziale di promozione culturale del nostro capitale umano e del nostro orgoglio di appartenenza. Ora anche la Riserva di Biosfera dell’Appennino tosco-emiliano potrà mettere a valore e tutela entrambi i siti di evaporiti, quelle più antiche, triassiche e quelle più giovani messiniane. da oggi parte di una élite mondiale: la rete, dei Patrimonio naturale dell’umanità che conta 260 siti in tutto il mondo.
I gessi triassici sono affioramenti di gessi antichissimi, i più antichi dell'Appennino, risalenti a oltre 200 milioni di anni fa, situati in un tratto di circa 10 km lungo la Valle del Secchia, poco più a sud della Pietra di Bismantova. Qui il fiume ha profondamente inciso questa vasta formazione, alle pendici dei monti Rosso, Carù, Pianellina e Predale, in uno spazio esteso 2000 ettari, attuale sito di interesso comunitario, oltre che Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. L'origine dei gessi risale al periodo del Trias superiore, ed è dovuta alla precipitazione e accumulo di sali presso ambienti di laguna marina in seguito a prolungate fasi di fortissime evaporazioni in periodi caldi, da cui il nome di evaporiti. Queste evaporati, rarissime sul territorio italiano dove affiorano soltanto sull'1% del territorio nazionale, sono di colore bianco, a volte grigio chiaro, arancione, rosa, presentano bellissime formazioni di cristalli, ed inglobano diversi tipi di rocce, tra i quali calcari e dolomie scure. Le stratificazioni disegnano forme di aspetto caotico e contorto, a testimoniare i lenti movimenti tettonici ai quali sono stati sottoposti nel corso dei millenni. I gessi, per le loro caratteristiche, creano un paesaggio molto suggestivo, con fenomeni carsici sotterranei e superficiali, come gli inghiottitoi, le conche chiuse e le grotte, fino a generare veri monumenti naturali di grande interesse geomorfologico. Nella Valle del Secchia, una delle più importanti cavità carsiche è il Tanone Grande della Gacciolina, oggetto di alcuni itinerari escursionistici. Sebbene l'Emilia Romagna sia la regione italiana più povera di aree carsiche, e sebbene importanti siti gessosi siano presenti anche in Spagna, in Albania ed in Germania, l'area delle evaporiti triassiche presenti nel Sito assume un particolare rilievo naturalistico proprio per la straordinaria frammentazione e differenziazione dell'ambiente connessa alla presenza dei fenomeni fluvio-carsici: la particolare natura geologica del substrato e l'evoluzione morfologica del paesaggio hanno dato origine ad un grande numero di ambienti, di habitat che, esaltando il concetto di ambiente-rifugio, ha determinato la conservazione e l'isolamento in relitti di un alto numero di endemismi animali e vegetali, rendendo questa area dell'Appennino reggiano unica nel mondo.


