Articoli Società

Ferragosto, perché lo festeggiamo? La storia che comincia duemila anni fa

Ferragosto, perché lo festeggiamo? La storia che comincia duemila anni fa

Dalle ferie dell'imperatore Augusto all'Assunzione, dai treni popolari alle città deserte del boom: così il 15 agosto è diventato la festa degli italiani


3 minuti di lettura

Perché si chiama Ferragosto? Perché si festeggia proprio il 15 agosto? E da dove arriva quell'abitudine tutta italiana per cui oggi sembra quasi obbligatorio andare da qualche parte? Per trovare le risposte bisogna mettere insieme duemila anni di storia: l'imperatore Augusto, la tradizione cristiana, il fascismo, i treni popolari e infine l'Italia del boom economico che ad agosto chiudeva le fabbriche e partiva per le vacanze.

Perché si chiama Ferragosto?

La prima curiosità è nascosta proprio nel nome. Ferragosto deriva dal latino Feriae Augusti, le “ferie di Augusto”. La festività popolare era originariamente celebrata il primo agosto e il suo nome è arrivato fino a noi praticamente attraversando due millenni. Il periodo estivo era già caratterizzato nell'antica Roma da festività e momenti di riposo legati anche al mondo agricolo. Il concetto, con tutte le differenze del caso, era sorprendentemente moderno: dopo il lavoro arrivava il momento di fermarsi. Sono scomparsi l'Impero romano, le toghe e quasi tutti i lavori di allora. Ma agosto è ancora il mese delle ferie per eccellenza. E continuiamo persino a chiamarle con il nome di Augusto.

Perché Ferragosto si festeggia il 15 agosto?

C'è però un particolare: il Ferragosto romano non cadeva il 15 agosto, ma il primo del mese.

Spazio ADV dedicata a novisad
La data attuale è legata alla tradizione cristiana. Il 15 agosto la Chiesa celebra infatti l'Assunzione di Maria e l'antica festa popolare venne progressivamente assorbita nella ricorrenza religiosa. E così Ferragosto è diventato una festa dalla doppia anima. Religiosa per chi celebra l'Assunta, laicissima per chi considera il 15 agosto semplicemente il giorno della grigliata, del mare e degli amici. Qualcuno, naturalmente, riesce tranquillamente a fare entrambe le cose.

E la gita fuori porta? Arrivano i treni popolari

Rimane da capire perché a Ferragosto non ci limitiamo a riposare, ma sentiamo quasi il dovere di partire. Una tappa fondamentale arriva nell'Italia fascista. Nell'agosto del 1931 furono inaugurati i primi “treni popolari”: convogli straordinari di terza classe che permettevano di raggiungere località balneari, climatiche e città d'arte con sconti che arrivavano addirittura all'80 per cento. Per tante persone che non potevano permettersi una vera vacanza significò poter uscire, magari per la prima volta, dai confini della propria quotidianità. C'era poco denaro e il cibo si portava da casa: panini, frittate, provviste preparate in cucina. Anche l'immagine del pranzo al sacco di Ferragosto si lega a quella stagione di turismo popolare. Per qualcuno quel viaggio significò addirittura vedere il mare per la prima volta.

Proprio i treni popolari contribuirono alla prima affermazione del turismo di massa in Italia.

Poi l'Italia chiuse le fabbriche e partì

Ma per arrivare al Ferragosto che conosciamo oggi bisogna aspettare il dopoguerra. Negli anni Cinquanta e Sessanta il boom economico cambiò la vita degli italiani. Arrivarono le automobili per le famiglie, si sviluppò la rete autostradale e spostarsi diventò progressivamente alla portata di milioni di persone. La mobilità privata divenne uno dei simboli della trasformazione dell'Italia del secondo Novecento. Le ferie si concentrarono soprattutto in agosto e le grandi realtà industriali fermavano la produzione. È l'Italia che ancora oggi vediamo nelle vecchie fotografie: 500 e 600 cariche di valigie, portapacchi pieni, bambini dietro, ombrelloni e provviste. Le città industriali si svuotavano mentre si riempivano le strade verso il mare e la montagna. Nasceva l'immagine moderna del Ferragosto: città deserte, autostrade affollate e spiagge piene. Un'immagine che, nonostante siano cambiate le abitudini e oggi le vacanze siano molto meno concentrate rispetto al passato, resiste ancora.

Duemila anni dopo continuiamo a fermarci

Ed eccoci al 15 agosto 2026. Non c'è più Augusto, i treni popolari appartengono alla storia e le vecchie Fiat con le valigie legate sul tetto sono diventate fotografie da guardare con nostalgia.

Eppure qualcosa è rimasto sorprendentemente uguale.

Nel cuore dell'estate continuiamo a sentire il bisogno di fermarci. Magari non pensiamo all'imperatore Augusto mentre apriamo l'ombrellone. Non pensiamo ai treni popolari mentre siamo in coda verso il mare. E probabilmente molti di noi fino a oggi non si erano mai chiesti perché Ferragosto si chiamasse proprio così. Ma continuiamo a fare quello che generazioni lontanissime dalla nostra hanno fatto prima di noi: interrompere il lavoro, incontrarsi, mangiare, partire. Forse è proprio per questo che Ferragosto è sopravvissuto a imperatori, papi, regimi politici, guerre e rivoluzioni tecnologiche. Dopo duemila anni non abbiamo ancora trovato un'idea migliore di quella di concederci, almeno per un giorno, il diritto di fermarci.

Buon Ferragosto


B. Lazzari


Foto: Archivio Storico Istituto Luce

Foto dell'autore

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, sociale ed ec...   

La Pressa
Logo LaPressa.it

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.