Perché si chiama Ferragosto? Perché si festeggia proprio il 15 agosto? E da dove arriva quell'abitudine tutta italiana per cui oggi sembra quasi obbligatorio andare da qualche parte? Per trovare le risposte bisogna mettere insieme duemila anni di storia: l'imperatore Augusto, la tradizione cristiana, il fascismo, i treni popolari e infine l'Italia del boom economico che ad agosto chiudeva le fabbriche e partiva per le vacanze.
Perché si chiama Ferragosto?
La prima curiosità è nascosta proprio nel nome. Ferragosto deriva dal latino Feriae Augusti, le “ferie di Augusto”. La festività popolare era originariamente celebrata il primo agosto e il suo nome è arrivato fino a noi praticamente attraversando due millenni. Il periodo estivo era già caratterizzato nell'antica Roma da festività e momenti di riposo legati anche al mondo agricolo. Il concetto, con tutte le differenze del caso, era sorprendentemente moderno: dopo il lavoro arrivava il momento di fermarsi. Sono scomparsi l'Impero romano, le toghe e quasi tutti i lavori di allora. Ma agosto è ancora il mese delle ferie per eccellenza. E continuiamo persino a chiamarle con il nome di Augusto.
Perché Ferragosto si festeggia il 15 agosto?
C'è però un particolare: il Ferragosto romano non cadeva il 15 agosto, ma il primo del mese.
La data attuale è legata alla tradizione cristiana. Il 15 agosto la Chiesa celebra infatti l'Assunzione di Maria e l'antica festa popolare venne progressivamente assorbita nella ricorrenza religiosa. E così Ferragosto è diventato una festa dalla doppia anima. Religiosa per chi celebra l'Assunta, laicissima per chi considera il 15 agosto semplicemente il giorno della grigliata, del mare e degli amici. Qualcuno, naturalmente, riesce tranquillamente a fare entrambe le cose.E la gita fuori porta? Arrivano i treni popolari
Rimane da capire perché a Ferragosto non ci limitiamo a riposare, ma sentiamo quasi il dovere di partire. Una tappa fondamentale arriva nell'Italia fascista. Nell'agosto del 1931 furono inaugurati i primi “treni popolari”: convogli straordinari di terza classe che permettevano di raggiungere località balneari, climatiche e città d'arte con sconti che arrivavano addirittura all'80 per cento. Per tante persone che non potevano permettersi una vera vacanza significò poter uscire, magari per la prima volta, dai confini della propria quotidianità. C'era poco denaro e il cibo si portava da casa: panini, frittate, provviste preparate in cucina. Anche l'immagine del pranzo al sacco di Ferragosto si lega a quella stagione di turismo popolare. Per qualcuno quel viaggio significò addirittura vedere il mare per la prima volta.
Poi l'Italia chiuse le fabbriche e partì
Ma per arrivare al Ferragosto che conosciamo oggi bisogna aspettare il dopoguerra. Negli anni Cinquanta e Sessanta il boom economico cambiò la vita degli italiani. Arrivarono le automobili per le famiglie, si sviluppò la rete autostradale e spostarsi diventò progressivamente alla portata di milioni di persone. La mobilità privata divenne uno dei simboli della trasformazione dell'Italia del secondo Novecento. Le ferie si concentrarono soprattutto in agosto e le grandi realtà industriali fermavano la produzione. È l'Italia che ancora oggi vediamo nelle vecchie fotografie: 500 e 600 cariche di valigie, portapacchi pieni, bambini dietro, ombrelloni e provviste. Le città industriali si svuotavano mentre si riempivano le strade verso il mare e la montagna. Nasceva l'immagine moderna del Ferragosto: città deserte, autostrade affollate e spiagge piene. Un'immagine che, nonostante siano cambiate le abitudini e oggi le vacanze siano molto meno concentrate rispetto al passato, resiste ancora.
Duemila anni dopo continuiamo a fermarci
Ed eccoci al 15 agosto 2026. Non c'è più Augusto, i treni popolari appartengono alla storia e le vecchie Fiat con le valigie legate sul tetto sono diventate fotografie da guardare con nostalgia.
Eppure qualcosa è rimasto sorprendentemente uguale.
Buon Ferragosto
B. Lazzari
Foto: Archivio Storico Istituto Luce



