Queste le prime parole di Gino Cecchettin, il papà di Giulia, presente in aula: 'Come essere umano mi sento sconfitto, come papà non è cambiato nulla. Non sono nè sollevato nè più triste rispetto a ieri. Speravo di rimanere più impassibile. La battaglia contro la violenza continua. Bisognerà capire che cosa è crudeltà e cosa è stalking. Su questo ci sarà da dibattere', ha continuato il padre di Giulia. E ancora: 'Giustizia è stata fatta secondo le leggi vigenti, il percorso si fa su altri banchi'. È proprio attraverso la Fondazione creata in memoria di Giulia che l’uomo ha sempre sostenuto di voler portare avanti una battaglia, che è in primis culturale, contro la violenza sulle donne e la piaga dei femminicidi.
A pesare come un macigno a sostegno dell’accusa di aver premeditato il delitto è stata la “lista” delle cose per uccidere che Turetta aveva preparato alcuni giorni prima del delitto: 'coltelli, scotch, badile, sacchi neri dell’immondizia, corda per legare caviglie, sotto e sopra ginocchia, calzino umido in bocca per non farla urlare'. Il pm Petroni ha fatto che notare che il giovane, rispetto a questi propositi criminali, poteva tirarsi indietro in qualsiasi momento, avendo 'tutte le possibilità e gli strumenti culturali per scegliere'.
La settimana scorsa aveva fatto discutere la requisitoria della difesa di Turetta, che in aula aveva espresso concetti forti per respingere la richiesta di ergastolo. L’aveva definita una pena 'degradante' e non finalizzata alla rieducazione, e aveva poi fatto appello ai giudici affinchè non applicassero 'la legge del taglione'.
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