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Pronto a imitare El Koudri: 21enne fermato con l'accusa di terrorismo

Pronto a imitare El Koudri: 21enne fermato con l'accusa di terrorismo

Nato in Italia da genitori marocchini aveva pubblicato post esaltando gli attentati contro 'i cristiani e l'occidente' facendo riferimento anche ai fatti del 16 maggio a Modena


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Partendo dai fatti di Modena del 15 maggio, episodio che il giovane aveva citato nei suoi post legato al martirio, gli inquirenti hanno ricostruito una lunga serie di contenuti pubblicati sui social per esaltare attentati dello Stato Islamico e incitare alla violenza contro “cristiani e Occidente”.

Secondo la Procura, quei messaggi, diffusi quasi quotidianamente, rappresentano il cuore del percorso di radicalizzazione che ha portato al fermo del giovane Zakaria Ben Haddi, 21 anni da compiere, nato in Italia da genitori marocchini e residente in Brianza, bloccato a Milano con l’accusa di terrorismo internazionale.
A far scattare l’intervento urgente è stata soprattutto una frase apparsa due giorni fa sui suoi profili: “Domani renderò l’Italia un po’ migliore”. Una dichiarazione che, per gli investigatori, lasciava presagire la possibilità concreta di un’azione imminente.

Quando gli inquirenti lo hanno bloccato aveva con sé un biglietto aereo per il Marocco datato 9 giugno, circostanza che ha rafforzato il sospetto di una partenza imminente. L’indagine, coordinata dal pm Alessandro Gobbis e dal procuratore Marcello Viola, contesta al ragazzo l’adesione all’Isis dopo un processo di radicalizzazione maturato online.
Gli investigatori lo definiscono un “lupo solitario”: sui suoi profili Instagram e TikTok sono stati trovati nove video e oltre duecento repost riconducibili alla propaganda jihadista, tutti accessibili pubblicamente.
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Materiale che, secondo gli inquirenti, manifesta un’adesione inequivocabile all’ideologia dello Stato Islamico, organizzazione responsabile di gravissimi atti di terrorismo e violazioni dei diritti umani.
Davanti alla gip Rossana Mongiardo, Ben Haddi ha sostenuto che i contenuti fossero stati condivisi con finalità “divulgative”, negando qualsiasi sostegno a gruppi terroristici e ribadendo di essere consapevole che l’episodio di Modena non fosse un attentato. Quanto al viaggio in Marocco, ha dichiarato che sarebbe servito per sostenere un esame. La giudice deciderà domani sulla convalida del fermo e sull’eventuale custodia cautelare.

A preoccupare gli inquirenti è stata soprattutto l’evoluzione recente del suo linguaggio online, definita una “pericolosa accelerazione della spirale di radicalizzazione ideologico‑religiosa”. In un commento, ad esempio, aveva scritto: “Impossibile fare un colpo di Stato nella situazione attuale”, rispondendo a chi discuteva di sovversione politica. Elementi che, secondo gli investigatori, lasciavano temere un possibile gesto emulativo, sulla scia di quanto accaduto a Modena o dell’aggressione avvenuta in Svizzera il 28 maggio, quando un trentunenne ha accoltellato tre persone gridando “Allah Akbar” nei pressi della stazione ferroviaria.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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