Sul fiume Secchia è stato completato l’intervento per rialzare e adeguare il sistema arginale tra Modena e Campogalliano, consentendo un franco di un metro rispetto a una piena con tempo di ritorno a vent’anni, e sta procedendo la progettazione esecutiva, in capo all’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo), dei primi tre stralci funzionali dei lavori per l’adeguamento della Cassa di espansione del fiume a Campogalliano con l’obiettivo di garantire la messa in sicurezza del territorio modenese per piene con tempo di ritorno a cinquant’anni. Ricordiamo che il riferimento dell'autorità di bacino per parlare di sicurezza è rispetto ad una piena centenaria. Senza poi considerare che per adeguare la cassa di espansione alla gestione di piene con tempo di Ritorno a 50 anni, occorrerenno se tutto andrà bene, sette anni, a partire da giugno 2023, ovvero da quando dalla fase progettuate esecutiva si potrà procedere con l'affidamento dei lavori. Sette anni che se considerati in un tempo di ritorno cinquentennale sfidano la probabilità di avere una piena di portata ingestibile dall'attuale sistema, prima del termine teorico dei lavori. Insomma rimane da sperare che il territorio modenese ed il bacino modenese del Secchia non sia interessato da una piena con TR50, evento tutt'altro che improbabile. Perché allo stato attuale il sistema del Secchia, non sarebbe teoricamente in grado di reggerla.
In queste settimane il problema è rappresentato dal contrario. Il problema non è quello della troppa acqua ma della poca, anzi scarsissima. Situazione di siccità che ha portato Aipo a valutare la possibilità di utilizzare gli invasi derivanti dagli interventi sulle casse di espansione anche per usi irrigui, accedendo alla facoltà concessa recentemente di accedere ai finanziamenti nell’ambito del Pnrr per nuove strutture idriche primarie come, appunto, gli invasi.
I lavori sulla Cassa di espansione del fiume Secchia prevedono, come già illustrato in un consiglio comunale lo scorso inverno, nel primo lotto, il rifacimento del manufatto di sbarramento e dello sfioratore,
Numeri confermati dall'assessore all’Ambiente Alessandra Filippi che, nella seduta del Consiglio comunale del 14 luglio, ha fatto il punto sui lavori finalizzati alla mitigazione del rischio idraulico del fiume Secchia rispondendo all’interrogazione di Andrea Giordani (Movimento 5 stelle).
Il consigliere aveva chiesto, appunto, qual è la situazione dei lavori, realizzati e in programma, che impattano sul sistema idrogeologico del Comune di Modena, se è stato realizzato o progettato e finanziato lo scavo dei terreni per l’allargamento della cassa di espansione del Secchia a Rubiera, se sono stati erogati i finanziamenti per la realizzazione del progetto di adeguamento alle piene con tempo di ritorno a 50 anni.
Nella risposta, l’assessora Filippi ha ricordato che il progetto per l’adeguamento della Cassa di espansione del Secchia ha ottenuto il via libera lo scorso novembre, quando il Consiglio ha approvato la delibera che consente di effettuare i lavori in variante al Piano operativo comunale.
Anche sul fiume Panaro, ha aggiunto Filippi, è stato completato l’intervento di rialzo e ringrosso delle arginature e di realizzazione del nuovo sistema difensivo in corrispondenza della via Emilia, alla Fossalta. In seguito a questo intervento, duecento nuovi alberi sono stati piantumati nel bosco urbano di Vaciglio, in compensazione delle piante rimosse per la messa in sicurezza dell’argine che, tra le prescrizioni, prevede che le arginature e le fasce di rispetto siano libere e ispezionabili.
Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza, Antonio Baldini (Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia) ha affermato che l’attuale livello di sicurezza del Secchia, per piene con tempo di ritorno a 20 anni, “è insufficiente per un territorio vulnerabile come quello modenese”. Il consigliere ha ricordato, quindi, la proposta di legge presentata in Regione dal proprio partito per realizzare interventi straordinari di mitigazione del rischio che vadano oltre la manutenzione ordinaria.
“Non conforta – ha concluso – sapere che i lavori da eseguire sono ancora alla fase progettuale”.
Per Barbara Moretti (Lega Modena) “ci sono ancora troppe incognite sul nodo idraulico modenese”. I lavori “avanzano troppo a rilento e i progetti che potrebbero garantire la piena sicurezza del territorio non ci sono ancora. E questo è un indicatore di un problema vecchio ormai di quarant’anni, che persiste e che fa sì che il nostro territorio rimanga a rischio alluvione ancora per molto tempo”.


