Un tratto di 25 chilometri trasformato irrimediabilmente dagli anni 60 da decenni di attività estrattive che non solo hanno trasformato il territorio ma posto le condizioni per una erosione dell'alveo del fiume che ha portato tratti come quello sassolese alla creazione di veri e propri canyon dove l'acqua scorre ad una velocità incredibilmente più alta verso la pianura con effetti importanti ance sulla sicurezza, anzi insicurezza, idraulica.
Ed è quel tratto che scorre dalla fascia collinare alla pianura al confine tra le province di Modena e Reggio Emilia ad essere ora al centro di una proposta di progetto ambientale per il ripristino dell'ecosistema fluviale che domani sera, giovedì 17 settembre, sarà presentata a Sassuolo.
Restituire spazio al fiume, recuperare le aree degradate, favorire la ricarica delle falde e contribuire alla sicurezza idraulica del territorio. È questo l’obiettivo di RiNaSe – Ripristino della Natura del Fiume Secchia, la proposta elaborata da associazioni e comitati di cittadini delle province di Modena e Reggio Emilia per avviare un concreto percorso di rinaturalizzazione del Secchia.
La proposta sarà presentata dalle 17.30 alle 19.30, al Circolo Pagliani di Sassuolo, in via Monchio 27, nell’ambito della Giornata mondiale dei fiumi 2026. Al termine è previsto un aperitivo offerto da Legambiente Sassuolo e dagli altri organizzatori.
La proposta di progetto
RiNaSe nasce dal basso e mette al centro un tratto di circa 25 chilometri del Secchia di alta pianura, dalla stretta del Pescale, tra Castellarano e Sassuolo, fino alla Cassa di espansione del Secchia, interessando i territori di Castellarano, Sassuolo, Rubiera e Modena.
'Un territorio caratterizzato da un ecosistema fluviale di grande valore, ma che negli anni - spiegano i promotori del progetto - ha subito una forte pressione e un progressivo degrado.
La proposta RiNaSe si colloca nel quadro della Nature Restoration Law europea, che impegna gli Stati membri a predisporre un Piano Nazionale di Ripristino degli ecosistemi.
I promotori chiedono che il tratto individuato del Secchia venga riconosciuto come ambito prioritario di ripristino, utilizzando le risorse e gli strumenti messi a disposizione dall’Unione europea, dallo Stato, dalla Regione e dagli enti locali. 'Tra gli interventi ipotizzati c’è, ad esempio, la possibilità di riconnettere le aree delle cave dismesse con il sistema fluviale, restituendo al fiume spazi utili alla sua dinamica naturale. Un’azione che potrebbe contribuire alla gestione delle piene nei tratti di valle e, contemporaneamente, alla ricarica delle falde acquifere, particolarmente importante in quest’area.
La proposta, elaborata con il contributo volontario di esperti e cittadini, è stata trasmessa già nel gennaio 2026 ai Ministeri competenti, a ISPRA e alla Regione Emilia-Romagna e successivamente ripresentata nel giugno 2026 nell’ambito delle consultazioni sulla prima bozza del Piano Nazionale di Ripristino.
L’appello a istituzioni, cittadini e imprese
A sostenere RiNaSe sono 11 soggetti promotori e 19 associazioni e comitati sostenitori.
L’obiettivo è estendere il confronto anche ad altri ecosistemi degradati, dagli ambienti urbani a quelli agricoli e forestali, fino agli ecosistemi di acqua dolce.
'Il ripristino della natura non è soltanto una questione ambientale – sottolineano i promotori – ma riguarda la sicurezza del territorio, la disponibilità di acqua, la biodiversità e la qualità della vita delle nostre comunità. Cittadini, imprese, agricoltori, ricercatori e Università possono tutti svolgere un ruolo'.
Nella foto: come si presenta oggi l'area del bacino in linea della Cassa di Espansione alle porte di Modena dove è stata tagliata una superficie boschiva di quasi 40 ettari che ospitava specie animali e vegetali protette



