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'Focolaio in fabbrica ma il lavoro non si ferma'

'Focolaio in fabbrica ma il lavoro non si ferma'

Dopo avere ottenuto i tamponi a seguito dei i primi casi riscontrati nel centro logistico GLS, per i Si Cobas sarebbero più di 20 i contagiati


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'Sentendoci non solo potenziali contagiati, ma anche potenziali portatori e diffusori del virus, chiediamo che indicazioni possiamo avere dalle istituzioni preposte alla salute pubblica. Come dobbiamo comportarci? Cosa succede al nostro impianto? In che modo noi e il pubblico con cui entriamo in contatto verranno tutelati dalle istituzioni? Come si devono comportare i parenti o conviventi dei nostri iscritti?'. Considerazioni e domande avanzate oggi dai referenti Si Cobas Modena, in rappresentanza di un gruppo di lavoratori attivi presso il capannone centro logistico GLS, che due settimane fa, in una conferenza stampa, avevano denunciato di non essere stati convocati per essere sottoposti a tampone, nonostante la presenza di un  alcuni positivi. Nel giorno della conferenza stampa, la telefonata dei responsabili della ditta che annunciavano tamponi per tutti, arrivò. I Si.Cobas promisero di controllare che ciò avvenisse e a distanza di due settimane per il sindacato sarebbero emerse alcune criticità.
'Non ci risulta che siano state fatte le interviste per individuare le persone che hanno contatti più frequenti con i contagiati: perché?
La verifica effettuata attraverso i tamponi da noi pretesi per la scorsa settimana, ha mostrato che ci sono già tra i 20 ed i 30 positivi su di un impianto di circa 130 lavoratori complessivi. Siamo in pieno focolaio conclamato.

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Tuttavia l’azienda continua a lavorare, mentre i giornali di oggi parlano della chiusura della stazione dei carabinieri di San Possidonio per un solo contagiato. Perchè? Inoltre, mancano ancora, sembra, oltre 30 persone alla verifica del tampone: perché?'

Domanda alle quali i Si-Cobas affermano di non avere trovato dal sindaco, all’assessorato ai servizi sociali e alla salute (che ci ha risposto che non sono competenti per i privati ma solamente per le case protette) e all'ufficio del lavoro presso la provincia di Modena. Nessuna risposta da 4 uffici, se non quallo del SPALS.

'Noi chiediamo una cosa molto semplice, sentendoci non solo potenziali contagiati, ma anche potenziali portatori e diffusori del virus: che indicazioni ci danno le istituzioni preposte alla salute pubblica? Come dobbiamo comportarci? Cosa succede al nostro impianto? In che modo noi e il pubblico con cui entriamo in contatto verranno tutelati dalle istituzioni? Come si devono comportare i parenti o conviventi dei nostri iscritti?

Vorremmo lavorare, ma ci stiamo astenendo per senso di responsabilità sociale ed è per questo che chiediamo che queste giornate di lavoro vengano retribuite', concludono i Si Cobas.  l’azienda Cargo Broker che gestisce la maggior parte dell’impianto, già ha risposto che non lo saremo.

Non siamo dunque legittimati a tutelarci? Secondo GLS no, perché “tutto è stato fatto”. Significa che ciò che è stato fatto  non funziona? Possibile che dobbiamo difenderci da soli?


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