“Non è accettabile che nei mesi che mancano alla chiusura, l’azienda non rispetti e non applichi tutte le misure per contenere le emissioni di polveri, sottili e non sottili, e di odori”, dichiarano le associazioni.
'L'emissione di polveri inquinanti che si sono depositate ovunque nel quartiere si configura come un vero e proprio reato civile e come tale andrebbe perseguito' - afferma Pietro Bertolasi del comitato Respiriamo aria pulita.
“Devono essere adottate tutte le precauzioni e le accortezze necessarie nella fase di manutenzione degli impianti, e l’agenzia regionale ARPAE deve vigilare affinché le norme vengano rispettate.”
“È evidentemente necessario che gli organi di controllo (in particolare ARPAE e AUSL), insieme all’amministrazione comunale e alla direzione aziendale, ognuno per le proprie competenze, intervengano per verificare quanto accaduto assumendosi le proprie responsabilità. La salute degli abitanti del quartiere e quella dei lavoratori dello stabilimento è a rischio.”
“Salute e lavoro sono beni preziosi garantiti dalla Costituzione che devono essere tutelati senza alcuna esitazione” concludono le associazioni. “Ma la tutela della salute resta prioritaria rispetto al lavoro. Per questo, se la direzione aziendale non è in grado o non intende rispettare le misure per il contenimento delle emissioni, è opportuno anticipare la chiusura attivando gli indispensabili ammortizzatori sociali per i lavoratori dello stabilimento.”


