Sul tracciamento, aggiunge Cartabellotta, “in questo momento in cui il contagio è calato dobbiamo potenziare tutte le strategie di tipo di sanitario, le normative sui parametri che determinano la zona bianca però scoraggiano il contact tracing. La cosa più saggia sarebbe introdurre un numero minimo standard di tamponi da effettuare per 100mila abitanti“.
Sull’obbligo di mascherine all’aperto, “nonostante il mio atteggiamento prudenziale- continua Cartabellotta- credo che l’obbligo di mascherine all’aperto possa decadere. All’aperto abbiamo una minore probabilità di contagio, abbiamo il 53% della popolazione vaccinato con almeno una dose. All’aperto la mascherina può esserci utile se ci sono forme di assembramento o si è in un contesto in cui si parla, si canta. Dobbiamo anche essere pragmatici: i controlli non ci sono, la gente le mascherine se le toglie da sola, una settimana in più o una settimana in meno cambia poco”.
Sul mix di vaccini, spiega il presidente della fondazione Gimbe, “sono stati pubblicati 5 studi su un migliaio di pazienti che hanno dimostrato la stessa o addirittura una maggiore risposta immunitaria rispetto al ciclo di Astrazeneca, per quanto riguarda il numero di anticorpi. Però non sappiamo nulla dell’effetto del mix sul rischio di malattia grave e di decesso. L’obbligo di eseguire una vaccinazione eterologa non stava in piedi, infatti il Ministero ha deciso che previo consenso informato si può decidere di completare il ciclo con Astrazeneca. Si è creato anche stavolta un grande caos comunicativo. Da parte mia lancio un appello: vaccinatevi con la seconda dose, perché la prima dose non è sufficiente per proteggersi dalla variante Delta”.
Sugli over 60 non ancora vaccinati.


