«La misura dei nostri rapporti e delle nostre relazioni non si gioca online, ma di persona», ha detto l’arcivescovo ai presenti nella Cattedrale, dopo aver sottolineato che «internet è un dono stupendo che ci viene fatto in quest’epoca; un’opportunità da sfruttare ogni giorno, naturalmente con saggezza». Monsignor Castellucci ha sostenuto che, anche se avesse disposto delle tecnologie odierne, «Maria si sarebbe recata lo stesso da Elisabetta, a cento chilometri di distanza, perché niente può sostituire un abbraccio».
«Se chi organizza le guerre andasse a vedere di persona che cosa succede sul campo, anziché dallo schermo, eviterebbe di mandare a morire migliaia di giovani», ha proseguito, rivolgendosi ancora ai partecipanti: «Chi vi ha visto passare sarà sicuramente rimasto impressionato: mille ragazzi in cammino non contro qualcuno, né urlando slogan di odio, ma uniti dalla preghiera. Perché il corpo, l’incontro e l’abbraccio non sono sostituibili».
Nel suo intervento, il direttore del Servizio diocesano di pastorale giovanile, don Simone Cornia, ha sottolineato il valore di «una mattinata che raduna migliaia di partecipanti e che vuole far risplendere la gioia e la luce dei bambini, lanciando un messaggio di speranza a tutta la città e la provincia». «In un anno segnato da nuove guerre, la Chiesa di Modena-Nonantola vuole annunciare la speranza dello stare insieme», ha detto don Cornia sottolineando il senso del pellegrinaggio verso la Cattedrale: «Vogliamo andare al cuore della nostra fede camminando insieme».
L’evento rientra nell’ambito del progetto “Ora torna la speranza”, promosso dal Servizio diocesano di pastorale giovanile con la finalità di riscoprire e rilanciare gli oratori come luoghi di formazione ed evangelizzazione delle nuove generazioni.
Gli oratori – spiega il Servizio di pastorale giovanile – sono «ambiti di cura e attenzione privilegiata dell’età evolutiva e preziosi crocevia per rafforzare feconde alleanze educative tra le comunità parrocchiali, le famiglie, il mondo della scuola e le istituzioni».
A tale proposito, il progetto ha curato e coordinato un percorso diocesano di formazione rivolto ai responsabili e agli educatori.


