mi sono resa conto che nelle ultime settimane non ho più condiviso con voi le mie riflessioni in merito alla situazione attuale, nonostante gli ultimi avvenimenti che si sono susseguiti mi abbiano fatto pensare parecchio. Siccome fin da subito avete mostrato interesse per ciò che avevo da dire mi sembra corretto nei vostri confronti motivare questo mio improvviso silenzio.
In questi giorni, mi è capitato di rileggere con estrema nostalgia, la prima lettera inviata al vostro quotidiano, una lettera il cui scopo voleva essere quello di diffondere un messaggio di pace in grado di unire le persone nonostante le proprie idee e le proprie scelte personali, una lettera scritta in un pomeriggio di fine estate in cui, nonostante questa angosciante situazione incombesse già su tutti noi, la fiducia che riponevo nel prossimo, nell’Essere Umano riusciva a prevalere sulla delusione. E’ con grande rammarico che oggi mi tocca ammettere che il modo di pormi davanti a questo problema sia profondamente cambiato.
Sono prevalse infatti le divisioni, generatisi in seguito ad un’estrema polarizzazione delle idee alimentata anche dai media e dalla propaganda incessante delle istituzioni. Divisioni che sono andate ad intaccare i nostri rapporti interpersonali con amici, parenti, colleghi generando fratture dolorose e talvolta così profonde da essere insanabili. Si sono inaspriti i toni e le minacce nei confronti di una minoranza che a sua volta non è stata in grado di farsi ascoltare e comprendere, una minoranza su cui i nostri rappresentanti si accaniscono sempre di più attribuendole colpe e accuse ingiustificate.
Si è delineata sempre di più quella società fondata sull’odio e sulla contrapposizione, una società che, come dicevo nella mia prima lettera, si fonda su categorie stigmatizzanti e svuotate di sentimenti e umanità. Ho l’impressione che molti di noi non accettino l’idea di essere tutti su una stessa barca ma preferiscano pensare che debbano esistere per forza buoni e cattivi, scelte giuste e scelte sbagliate, eroi e disertori, come se queste contrapposizioni rappresentassero l’unico modo per ritrovare una propria collocazione in questa società che di democratico non ha più nulla.
Mi sembra che a molti non importi del futuro dei propri figli, del tipo di società che si desidera costruire e lasciare alle giovani generazioni. Giovani generazioni che in primis hanno aderito con indifferenza e in alcuni casi con convinzione alla categorizzazione della società, strappando via ai loro vent’anni quell’idealismo e quel desiderio di sana ribellione che permette di sognare un mondo migliore per sé e per gli altri.
Saluti,
Camilla Dolcini
Siamo noi che la ringraziamo ancora una volta per le sue parole che, crediamo, debbano far riflettere su quanto i provvedimenti restrittivi messi in campo nel nostro Paese possano mettere in crisi le energie migliori che abbiamo a disposizione. Speriamo di poterla rileggere presto. Un caro saluto.
Giuseppe Leonelli


