Negli abusanti la Rete conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Il dettaglio delle regioni riporta: 13 vittime di pedofilia in Abruzzo; 19 in Basilicata; 44 in Calabria; 56 in Campania; 73 in Emilia; 100 nel Lazio; 65 in Liguria; 370 in Lombardia; 18 nelle Marche; 25 in Molise; 135 in Piemonte; 66 in Puglia; 30 in Sardegna; 89 in Sicilia; 126 in Toscana; 232 nel Triveneto; 100 in Umbria; e 9 in Vaticano. Di queste 1570 persone, secondo quanto riportato dal report, 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1404 dal Tribunale ecclesiastico.Per Rete L’Abuso, però, si tratta di numeri in difetto, “tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre”. A queste 1570 vittime andrebbero sommate le 956 vittime (non documentate) dichiarate dalla Chiesa, vittime prodotte da 913 autori “mai denunciati all’Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso, nell’ambito della conferenza di presentazione del report che si è svolta questa mattina.“I dati (1570 vittime censite da L’Abuso e 956 dichiarate dalla Chiesa) sono inseriti e conteggiati separatamente- spiega la Rete- in quanto molto fumosi, parziali e non circostanziati, né per quanto riguarda le diocesi di provenienza del dato, né per quanto riguarda le regioni italiane, il numero di vittime prodotte, il sesso e l’età, i provvedimenti presi, l’attuale incarico e collocazione. Tuttavia- spiega- sono dati ufficiali dichiarati e se pur estremamente vaghi e imprecisi non possono essere omessi. Parliamo tra le altre cose di dati che non compaiono nel censimento dettagliato per regioni fatto dalla Rete L’Abuso, quindi vanno sommati ai 1570″.
“Il censimento della Rete L’Abuso- spiega l’Associazione- è basato solo su casi documentali pubblici, ovvero non abbiamo inserito alcun dato di casi non denunciati e questi sono un totale di 360, che hanno prodotto 1570 sopravvissuti.
L’analisi della Rete L’Abuso, però, non si è fermata qui e ha prodotto anche delle proiezioni. “Facendo una proiezione su base proporzionale del dato Cei mancante riguardo al potenziale di sopravvissuti prodotti (dato X della Cei dove X è uguale ai sopravvissuti censiti dalla Rete L’Abuso moltiplicato per i 913 autori dichiarati da Cei, diviso 360 autori censiti dalla Rete) si ottengono altri 3990 sopravvissuti da sommare ai 1570 della Rete L’Abuso”. Sommando il dato reale censito dall’Osservatorio e il dato di proiezione della Chiesa si arriva a un totale di 5559 vittime. Un numero enorme.
Alla luce di questi dati, nel corso della conferenza, la Rete L’Abuso ha sottolineato l’importanza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini “che nel caso del clero anziché rimandare la scelta di denunciare al vescovo- spiega l’Associazione- obbligherebbe le singole persone che abbiano un fondato sospetto a denunciarlo”. Per L’Abuso, poi “un altro vuoto grave è quello del certificato anti pedofilia, che lascia scoperto tutto il volontariato, al quale appartiene anche il clero, ma non solo”, spiega l’Associazione.
Grazie ai dati prodotti nell’ambito del clero,



