Le recenti dichiarazioni del neo ministro dell'istruzione Fioramonti sul croficisso nelle scuole, ritenuto da lui divisivo, hanno riacceso il dibattito sulla presenza a scuole, nelle aule dei tribunali, in uffici pubblici ed ospodali del simbolo della cristianità.
Abbiamo fatto il punto sulle ragioni di una presenza e soprattutto sul perché il crocifisso può stare nelle aule senza ledere il principio di laicità dello Stato, con il direttore del dipartimento di giurisprudenza di Modena.
'Il crocifisso non è incompatibile con il principio di laicità dello stato'. Anzi, è frutto di quell'affermazione della divisione tra stato e chiesa, e della presenza nello spazio pubblico e laico di ciò che ne costituisce l'elemento religioso, che per della nostra società è cristiano cattolico.
Posizione ribadita dal Consiglio di stato e dall'altro dalla Corte Europea alla quale i detrattori del simbolo cristiano e sostenitori dell'opportunità di togliere ogni riferimento dallo spazio e dalla dimensione pubblica, si erano rivolti per chiederne la rimozione. Posizione che si sono scontrate con una realtà culturale e giurisprudenziale, quella italiana, che ha legittimato a pieno l'esposizione del crocifisso.
'Il crocifisso non è incompatibile con la laicità dello Stato'
Intervista dal Direttore di Giuriprudenza Unimore Vincenzo Pacillo: 'La laicità italiana non elimina il religioso dello spazio pubblico'
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