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Il decadente parallelo di Zuppi tra Ramadan e Cristianesimo e quel monito di Ratzinger sul multiculturalismo

Il decadente parallelo di Zuppi tra Ramadan e Cristianesimo e quel monito di Ratzinger sul multiculturalismo

'Certo, noi possiamo e dobbiamo imparare da ciò che è sacro per gli altri, ma è nostro dovere mostrare il volto del Dio che ci è apparso'


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''Il vostro sacro mese di Ramadan, quest'anno coincide con la santa Quaresima cristiana. Viviamo dunque lo stesso tempo di penitenza, preghiera, solidarietà con i più poveri, costretti al digiuno tutto l'anno. Colgo questa bella coincidenza nel calendario come simbolo di un incontro profondo tra i nostri cuori e le nostre vite'. Questo parallelo paritetico avanzato dal cardinale Zuppi sul Ramadan musulmano e la Quaresima cristiana iniziata oggi, ha sollevato più di una perplessità sul messaggio di Fede lanciato dal vescovo.
In questo contesto rimbombano le ormai famose parole pronunciate dall'allora cardinale Ratzinger nel corso della Lectio Magistralis sulle 'Radici spirituali dell'Europa, ieri, oggi e domani' il 13 maggio 2004, al Senato della Repubblica (qui).
'C’è un odio di sé dell’Occidente che è strano e che può essere considerato solo come qualcosa di patologico. L’Occidente tenta sì, in maniera lodevole, di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più sé stesso. Della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa ha bisogno di una nuova - certamente critica e umile - accettazione di sé stessa, se vuole davvero sopravvivere.
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La multiculturalità che viene continuamente con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere, senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri' - disse il futuro Papa.
E ancora: 'Certo, noi possiamo e dobbiamo imparare da ciò che è sacro per gli altri, ma proprio davanti agli altri e per gli altri è nostro dovere nutrire in noi stessi il rispetto davanti a ciò che è sacro e mostrare il volto di Dio che ci è apparso - del Dio che ha compassione dei poveri e dei deboli, delle vedove e degli orfani, dello straniero; del Dio che è talmente umano che egli stesso è diventato un uomo, un uomo sofferente, che soffrendo insieme a noi dà al dolore dignità e speranza. Se non facciamo questo, non solo rinneghiamo l'identità dell'Europa, bensì veniamo meno anche ad un servizio agli altri che essi hanno diritto di avere. Per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo. Esse sono convinte che un mondo senza Dio non ha futuro.
Pertanto proprio la multiculturalità ci chiama a rientrare nuovamente in noi stessi'.
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