Servirebbe, secondo lei, un vaccino 'panvarianti' contro il Covid? 'Ci sono due elementi- ha risposto Gallavotti alla Dire- il primo quanto la nostra risposta immunitaria indotta dal vaccino o dall'infezione è in grado di durare nel tempo; il secondo quanto incide la possibilità che il virus si possa presentare con varianti diverse. Il vaccino 'panvarianti' è effettivamente qualcosa allo studio dei ricercatori e a cui si sta lavorando. È chiaro che ci aiuterebbe, ma d'altra parte non è solo un problema del Covid, è da anni che si lavora alla ricerca di un vaccino per l'influenza che non debba essere riadattato ogni anno ad una variante'.
Qualcuno intanto ha detto che il Covid, con le nuove varianti, è così contagioso che molto probabilmente ce lo siamo presi tutti anche senza accorgercene. È possibile? 'No, non credo. L'abbiamo preso in molti- ha risposto ancora la biologa- quindi chiaramente tra il vaccino e il contagio come popolazione abbiamo una buona protezione. Lo vediamo quando ci confrontiamo con quello che succede in Paesi come la Cina, che hanno seguito la strategia 'Covid zero', cioè quella di non far circolare il virus in nessun modo e poi per una serie di motivi, come la mancanza di vaccini efficaci o per problemi nella campagna vaccinale, non hanno una buona copertura per la popolazione, soprattutto tra i più fragili. E lì vediamo veramente che il Covid fa ancora paura'.
Secondo Gallavotti, in conclusione, dobbiamo quindi essere 'molto grati soprattutto ai vaccini e tutto sommato, con il senno del poi, credo che la strategia seguita in Occidente sia stata la migliore'.
Vaiolo delle scimmie
'Non siamo nella condizione di avere a che fare con un nemico sconosciuto come lo era il Covid.
'È una situazione completamente diversa- ha proseguito- con il Covid l'idea che non ci si dovesse preoccupare derivava purtroppo, come ce ne siamo accorti, in buona parte dal fatto che la comunità scientifica non conosceva l'agente infettivo responsabile, per esempio si era totalmente sottostimata la capacità di trasmettere tra persone asintomatiche. Qui abbiamo a che fare invece con un virus che è ben conosciuto, che può essere anche una variante, ma al momento non c'è nessun motivo per pensare che sia diverso dalle varianti di vaiolo delle scimmie circolate in precedenza'. Inoltre, si tratta di un agente infettivo 'contro cui ci sono dei vaccini disponibili- ha aggiunto la biologa- c'è il vaccino contro il vaiolo umano che funziona in maniera soddisfacente anche contro il vaiolo delle scimmie. Negli Stati Uniti esiste ed è stato approvato un vaccino specifico contro il vaiolo delle scimmie'.
Il primo caso di trasmissione all'uomo, ha fatto sapere inoltre la divulgatrice scientifica, è 'del 1970, quindi è passato abbastanza tempo, e c'è già stato un focolaio abbastanza importante di una cinquantina di persone nel 2003 negli Stati Uniti'.



