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Studio Regione: in Emilia-Romagna rischio infezione 3,6 volte maggiore nei non vaccinati

Studio Regione: in Emilia-Romagna rischio infezione 3,6 volte maggiore nei non vaccinati
Studio Regione: in Emilia-Romagna rischio infezione 3,6 volte maggiore nei non vaccinati

I dati sull'ultimo mese nello studio della Regione. Il rapporto è 5 volte superiore per i ricoveri ordinari e 14 per la terapia intensiva dove i casi rimangono rari, sotto l'1 per 10.000 abitanti. Ma dai report la Regione esclude gli ultra 80enni che costituiscono la maggioranza dei decessi nonostante il vaccino


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Nell'ultimo mese, in Emilia-Romagna, i non vaccinati hanno mediamente avuto un rischio 3,6 volte maggiore di infettarsi rispetto ai vaccinati; il rischio di ricovero in ospedale è stato 5 volte maggiore nei non vaccinati. Il rischio di ricovero in terapia intensiva è stato 14 volte maggiore nei non vaccinati nelle quattro settimane fino al 20 ottobre, considerate pur in un contesto in cui i ricoveri in terapia intensiva si mantengono comunque rari, ovvero sotto l'1% del totale dei soggetti infettati, sia tra vaccinati che non vaccinati. Insomma, a livello di uno 'zero virgola' poco significativo sul piano della possibilità di effettuare un rapporto.
Sia il rischio di infezione che di ricovero ospedaliero nell'ultima settimana è però più alto tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati nei soggetti con fattori di rischio molto alto dovuto a fattori di fragilità e la presenza di più patologie. Tra i vaccinati con fattori di rischio alto 5,8 su 10.000 rischiano l'infezione rispetto al 3,2 dei non vaccinati, mentre 4,9 vaccinati su 10.000 contro l'1,6 dei non vaccinati rischiano il ricovero ospedaliero.

Sono alcuni dati che emergono dal Monitoraggio dell’impatto della campagna di vaccinazione sulle infezioni da COVID-19 nella Regione Emilia-Romagna elaborato dall’Agenzia Sanitaria e Sociale dell’Emilia-Romagna.
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Lo studio confronta l’incidenza di infezione COVID-19 nei non vaccinati con quella dei vaccinati con ciclo completo (considerati tali a partire dal 15° giorno dopo il completamento del ciclo), tenendo conto di due principali fattori che possono influenzare il rischio di infezione, di ricovero e di ricovero in unità di terapia intensiva e decesso: la classe di età e il livello di comorbidità/fragilità clinica.

Una doverosa precisazione è relativa al fatto che nei rapporti vengono considerate le fasce di età dai 12 ai 79 anni e vengono esclusi gli ultra 80enni, classe di soggetti prevalentemente vaccinati, con fattori di rischio legati ad altre patologie più elevati rispetto alle altre fasce di età e che anche nell'ultimo mese hanno rappresentato la maggior parte dei decessi registrati.

Qui il link per leggere e scaricare il report completo della Regione
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