Nel 1962, i modenesi Achille Bevini e Oliviero Pedrazzi, poco più che ventenni, studi al Corni professionale alle spalle, lavorano al motore e al telaio di questa vettura, sotto la guida di Giotto Bizzarrini, ingegnere toscano scelto da Ferruccio a lavorare sul progetto. Bevini, che prese parte alle lavorazioni sul telaio, ricorda così quegli anni: 'Bizzarrini, per conto di Lamborghini, disse 'Signori, ragazzi, vi do il doppio di stipendio', ed era un'offerta per noi incredibile in quegli anni'. Pedrazzi, disegnatore tecnico, ricorda com'era lavorare con il fondatore del marchio: 'Se noi sbagliavamo di far qualcosa ci diceva sempre: 'Lascia stare, lo mettiamo a posto', ma non ci sgridava mai'.
E' Tonino Lamborghini a spiegare come mai si fosse instaurato un clima di serenità nella fabbrica del padre: 'Aveva questo atteggiamento nei confronti dei collaboratori, perché era uno che fin da ragazzo aveva usato le mani e sapeva sporcarsi le mani', spiega. Andava veloce Ferruccio. 'Si facevano poche riunioni, dicono Bevini e Pedrazzi, e voleva 'Che le fossero Lamborghini'. E poi il primo motore fatto e marchiato Lamborghini, le prime idee nate sulla carta Modena, il disegno e lo sviluppo nell'ufficio tecnico a Cento di Ferrara, dove si trovava la fabbrica dei trattori prima che si trasferisse a Sant'Agata Bolognese. 'La preparazione del tutto fu fatta a Cento' puntualizza Tonino Lamborghini. Ma di modenese nella 350GT c'è tanto. A partire dai freni. 'I primi freni a disco autoventilanti - osserva Bevini - sono stati fatti dentro Lamborghini e sono stati fusi a Modena alla Coop Fonditori con il nome Brembo. Adesso cos'è diventata la Brembo?'.
Marco Amendola

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