Ma qualcosa per fare vivere quell'area e per trasformarla in quello spazio di aggregazione, ancora non c'è.
Del resto la zona, con vista inceneritore, abbracciata dalla tangenziale e nemmeno da questa protetta da barriere naturali o artificiali, è una delle più infelici della città, ambientalmente parlando, soprattutto se la intende utilizzare per ospitare orti urbani e coltivazioni di piante che vadano al di la del loro utilizzo ornamentale. Perché qui, la coltivazione di ortaggi ad uso alimentare suscita quanto meno qualche dubbio. Non solo gli scarichi continui di migliaia di mezzi ogni ora che transitano a pochi metri sulla tangenziale e sullo svincolo che si immette su viale del Mercato, ma anche di quelli di decine di camion e furgoni che ogni giorno arrivano e partono dal centro logistico GLS, anch'esso adiacente all'area, al punto che il parcheggio per i frequentatori dell'area viene utilizzato dagli gli operatori del centro.
Insomma elementi che hanno aumentato ulteriormente negli ultimi anni il traffico e l'inquinamento che già gravava direttamente, senza filtri e senza misurazioni, proprio su quell'area. Un tempo non attrezzata ma molto più verde e con una quantità di alberi rispetto ad ora. Elementi che, appunto, sembrano avere disincentivato la domanda di verde e di spazi da coltivare, anche solo con un approccio didattico e aggregativo. Al punto che (leggiamo testualmente dalla delibera comunale), le domande pervenute per l'assegnazione delle particelle ortive in risposta all'avviso pubblico scaduto in data 15/03/2021, sono inferiori al numero di orti disponibili, e pertanto si ritiene opportuno approvare un nuovo avviso per l'assegnazione delle particelle ortive attualmente libere o che si libereranno entro il 31/5/2025 (data fino
Tornando all'inquinamento di quella zona e alle conseguenze su quell'area, che non è possibile quantificare in quanto in zona non esistono centraline di monitoraggio e a quanto è dato sapere non è stata fatta nemmeno una campagna per una misurazione con centraline mobili, rimarrebbe quantomeno il principio di precauzione. Se da un lato è stato colta quella che indica come nel caso di orti urbani in aree cittadine trafficate o soggette ad emissioni, si utilizzino terreni isolati da quelli in cui sono realizzati, (ovvero in casseforme con terra di riporto come quelle presenti nell'area in questione), è altrettanto evidente il rischio legato a coltivazioni confinanti su due lati senza barriere, con la tangenziale, a 20 metri da un deposito di logistica dal quale vanno e vengono centinaia di veicoli commerciali al giorno e, ciliegina sulla torta, a nemmeno un chilometro in linea d'aria dall'inceneritore, attorno al quale il deposito di polveri ed inquinanti è da anni confermato dagli studi Arpae.
Gi.Ga.


