'Molte delle persone che mi telefonano parlano in buona fede, credono di essere utili, io per scrupolo non scarto a priori. Qualcuno l’ho anche incontrato, in qualche caso ho capito subito che si trattava di visionari o persone che volevano mettersi in mostra. Nella mia ansia di verità non respingo nulla in modo pregiudiziale. E vado a verificare'.
Cosi Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, racconta in una intervista a Beemagazine, il quotidiano on-line del gruppo The Skill, le sue sensazioni sulla scomparsa della sorella, cittadina vaticana, avvenuta il 22 giugno 1983 mentre rientrava a casa dopo le lezioni di musica.
Il caso Orlandi è diventato uno dei più celebri e irrisolti della storia italiana, con implicazioni e sospetti che hanno chiamato in causa il Vaticano, la malavita romana, i servizi segreti e altre importanti istituzioni. Questa settimana, alla Camera dei Deputati, partirà la commissione d’inchiesta che dovrà indagare sul caso.
'I giornalisti hanno svolto una funzione utile a tenere desta l’attenzione sulla scomparsa di mia sorella, ma non posso negare che ci siano state anche molte approssimazioni, scritte delle stupidaggini e si sia fatta anche della narrativa romanzesca. Io in Vaticano ci vado quasi tutti i giorni a trovare mia madre che ci abita. La mia famiglia ci vive dal 1920. Il mio mondo è là dentro, lì’ sono nato. Papa Francesco lo andai a trovare pochi giorni dopo la sua elezione, mi disse: “Emanuela è in cielo”. Tante volte ho chiesto di poterlo incontrare di nuovo ma nulla. Se ne avessi l’opportunità gli chiederei cosa significa e su quali basi mi disse quella frase'.
Pietro Orlandi: 'Il Papa mi disse che Emanuela è in cielo'
Il fratello di Emanuela Orlandi: 'Se ne avessi l’opportunità gli chiederei cosa significa e su quali basi mi disse quella frase'
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