'Nessun rischio di infiltrazione della criminalità organizzata conseguente alla delocalizzazione prevista per 24 delle 19 sale slot e vlt presenti a Modena. Gli spazi per delocalizzare ci sono, nelle zone industriali e nel perimetro esterno alle tangenziali. Lì queste attività potranno continuare ad operare legalmente e lontano da luoghi sensibili'. Ad affermarlo al nostro microfono l'Assessore comunale alle politiche per la legalità Andrea Bosi. Un commento che indirettamente rappresenta anche una replica al duro attacco di Confindustria dei giorni scorsi: 'Ancora una volta le normative delle istituzioni locali, quali la distanza minima dei luoghi sensibili della sale slot, portano all'espulsione del gioco legale rafforzando quello illegale in mano alla criminalita' organizzata'.
Un intervento duro quello di Confindustria Emilia-Romagna intervenuta nel merito della legge regionale contro la ludopatia, già applicata di fatto dal Comune di Modena, che impone alle sale slot e agli esercizi che gestiscono direttamente le cosiddette 'macchinette’, di chiudere o delocalizzare, entro un periodo di 6 mesi, prorogabili di 6, nel caso in cui si trovino ad una distanza non superiore ai 500 metri da luoghi sensibili (scuole, chiese, per esempio). Sulla base di queste indicazioni il Comune di Modena ha già stilato la scorsa primavera l'elenco degli sale attive obbligate a delocalizzare o chiudere.
Per Confindustria sarebbe però il problema della mancanza di spazi in cui delocalizzare che obbligherebbe di fatto le aziende a chiudere, con ripercussioni negative sull’occupazione, e sul rischio di lasciare spazio alla criminalità organizzata che gestisce il gioco d’azzardo al di fuori della legalità. Rilievi respinti dall’Assessore comunale Bosi che difende e riafferma applicandoli i principi della legge regionale per mediare tra le esigenza delle imprese e la tutela della salute pubblica. Sarebbero poco più di un centinaio gli occupati oggi nelle sale dedicate esplicitamente al gioco d’azzardo che devono delocalizzare, ma per il comune gli spazi ci sono, e la possibilità di continuare ad operare, pur lontano da luoghi sensibili, ci sarebbe, garantendo così anche il lovello di occupazione delle sali modenesi.


