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Sanatoria stranieri: cronaca di un fallimento annunciato

Sanatoria stranieri: cronaca di un fallimento annunciato

La denuncia della segreteria provinciale Siulp: 'Non si è agito, come richiesto, sul personale di Polizia addetto alle pratiche. Norma di per sì incomprensibile


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'Cronaca di un “fallimento annunciato”: cosi potremmo sintetizzare le ultime notizie diffuse dai numerosi media, in merito alla analisi della situazione attuale della “sanatoria” per determinati lavoratori stranieri.

Sono 207 mila domande inoltrate e solo 1480 permessi rilasciati al 31.12.2020, con la causa principale di questa impasse costituita dalla mancanza di personale negli uffici della pubblica amministrazione coinvolti nella procedura'. Non lascia spazio ad interpretazioni l'analisi del Siulp sugli scarsi risultati ottenuti dalla sanatoria per lavoratori stranieri avviata nel 2020. Le domande presentate dai datori di lavoro (l'85% riguarda il lavoro domestico e il 15% l'agricoltura) per l'emersione di un rapporto di lavoro irregolare o l'instaurazione di un nuovo rapporto con un cittadino straniero non ha dato i risultati auspicati.

E tra le cause di quello che i numeri indicano come un fallimento c'è il problema legato alla carenza di personale negli uffici preposti. 'Già un anno fa, in tempi non sospetti - ricorda la segretaria provinciale SIULP - avevamo preannunciato che l'aggravio dei carichi di lavoro sulle Prefetture e Questure, ma anche sull'Ispettorato del Lavoro, se non accompagnato da robusti inserimenti di personale, avrebbe condotto, inevitabilmente, al blocco della procedura di “emersione”.

'Il blocco del turn over nella P.A., più specificamente
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nei ruoli del Ministero dell'Interno e della Polizia di Stato, accompagnato da pensionamenti, mancate assunzioni e da ultimo indisponibilità di personale perché ammalato causa covid 19, ovvero assente dal servizio per congedi vari conseguenti a lockdown o zone variopinte' - continua la segretaria sindacale - avrebbe avuto conseguenze nefaste sulle attività di Polizia amministrativa, ma anche di polizia giudiziaria e controllo del territorio.

Già adesso la Polizia di Stato modenese fatica a garantire i servizi di polizia e pubblica sicurezza essenziali, per cui l'aggravio dei carichi di lavoro amministrativi non è oggettivamente sostenibile con l'attuale organico.

Il preannunciato invio - e siamo ancora in attesa da circa un anno - di un paio di unità in Questura e Prefettura, tra l'altro per un periodo limitato di pochi mesi, per le pratiche di “emersione” altro non è che una soluzione tampone assolutamente insufficiente a risolvere il problema.

Eppure i nostri tecnici, ed ovviamente il SIULP, l'avevano detto che, seppure vi fosse la necessità di intervenire a livello normativo ed amministrativo sul problema del lavoro “nero”, a causa delle carenze di risorse umane e materiali, non era questo il momento per fare una “sanatoria”, poiché a gli innumerevoli impegni che il personale del Ministero dell'Interno,
civile e di polizia, deve sostenere per la gestione dell'emergenza dovuta alla pandemia, sommate ai consueti compiti istituzionali, assorbono già tutte le energie disponibili.

Se poi si aggiunge, nel merito, che la norma in questione, appare di difficile comprensione e di ancora più complicata applicazione, in alcuni passaggi addirittura balbettante e priva di casistiche precise, chiaro è che il sistema non funziona.

Ne stanno pagando il prezzo i cittadini stranieri onesti, desiderosi di regolarizzarsi in Italia, nonché poliziotti e impiegati civili impegnati nella procedura che, pur volendo dare risposte all'utenza, per i motivi di cui sopra, non sono in grado di dare.

E non possiamo biasimare Prefetti e Questori che, nell'emergenza e con le scarne risorse disponibili, debbono fare scelte di priorità talvolta spiacevoli ma comprensibili, poiché comunque il sistema di Polizia, pubblica sicurezza e ordine pubblico non può essere penalizzato da meri procedimenti amministrativi.

E speriamo che a nessuno venga in mente, per motivi politici, di interesse personale o di categoria - conclude il Siulp - di cercare un “capro espiatorio” a livello territoriale sul quale scaricare la responsabilità del fallimento di una legge inopportuna e malfatta'
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