Per ritornare alla normalità delle uscite di casa sembrano davvero prospettarsi tempi lunghi. Per tutti, ovviamente. Anche nel momento in cui il governo italiano sceglierà ed estenderà a livello nazionale, la cosiddetta via Coreana per il contenimento del contagio. Una metodologia sostenuta da tanti, anche a livello politico, ma, ciò che è più evidente, anche dallo scienziato che maggiormente sembra in questo periodo influenzare, da consulente scientifico, le decisioni del governo. Il Prof. Walter Ricciardi, già alla guida del Istituto Superiore di Sanità e consulente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ma in che cosa consiste questa ricetta coreana? Consiste in due ingredienti: Tamponi e tecnologia. Da un lato viene avviata una campagna massiccia di tamponi estesa su tutto il territorio e alla popolazione, anche a chi ha lievi sintomi. Ventimila circa al giorno, un pò dappertutto, anche in strada. Dopo il tampone scatta la fase due, quella del tracciamento. Attraverso il GPS che consente non soltanto di controllare il rispetto di una eventuale quarantena in caso di positività e la distanza da soggetti che violando le leggi, circolano da positivi, ma anche di ricostruire, con il percorso a ritroso degli spostamenti, la rete di contatti ed il luoghi frequentati dal soggetto positivo nei giorni precedenti al tampone.
Fatto sta che ad oggi, questo metodo, sembrerebbe l'unico a dare risultati evidenti, anche se l'applicazione, in Italia non sarebbe così lineare. La Corea, che all'esplosione del contagio aveva ritmi di crescita esponenziale, ha riportato con questo metodo la curva dei positivi ad appiattirsi e a limitare (posto sempre che i dati siano reali e certificati), a 9000 positivi, e poco più di 100 morti. Ma arrivando al risultato che sono molte di più le persone che possono uscire di casa, pur in maniera controllata.
'La nostra capacita di analisi è tale che non riusciamo a farli nemmeno ai sintomatici', hatto fa sapere il professore Ricciardi a Canale 5 sottolineando che si tratta di test per i quali ci vogliono operatori e tecnici altamente specializzati e competenti.
Secondo il professore, di fatto, dobbiamo essere pazienti: 'Non sarà il caldo a risolverci il problema'. E alla parola caldo è subito emersa la prospettiva del 31 luglio, citata in un documento trapelato da ambienti del governo, come data prospettata per il proseguio della quarantena degli italiani e poi in parte smentita da Conte. E ridimensionata nei termini di data potenzialmente ultima. Ma unendo le sue parole a quelle del Dr.Ricciardi emergerebbero comunque tempi lunghi. 'Gli italiani, spiega l'esperto, non devono aspettare il picco ma contribuire all'appiattimento della curva epidemica rispettando le restrizioni imposte dal governo.
Gi.Ga.


