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Vaccini, si rallenta ancora, ieri E-R sotto i 30.000

Vaccini, si rallenta ancora, ieri E-R sotto i 30.000

Nel giorno in cui ministero e CTS hanno dato l'ok ai 42 giorni per la seconda dose Pfizer e Moderna. Unsic: 'Spostare la seconda dose oggi non ha senso'


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Nuovo rallentamento nel numero giornaliero dei vaccini somministrati in Emilia-Romagna. Dopo il calo prevedibile nel fine settimana del 1° maggio, anche ieri, 5 maggio il contatore dei vaccini inoculati si è fermato in Emilia-Romagma a poco più di 28.000, ben lontano dagli oltre 45.000 previsti come obiettivo da raggiungere con continuità per garantire quella quota dei 500.000 giornalieri a livello nazionale. Intanto per anche per garantire l'aumento della copertura con prime dosi a fasce di età non ancora coperte, tenendo conto della garanzia delle forniture, è arrivata in queste ultime ore la nuova circolare del ministero della Salute che raccoglie il parere del Comitato tecnico scientifico e con la quale vengono raccomandati a 42 giorni i richiami con i vaccini di Pfizer e Moderna. Si ribadisce, inoltre, che chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino di AstraZeneca senza riscontrare problemi può farsi somministrare anche alla seconda dose con lo stesso vaccino. Più in particolare, l’estensione temporale per i richiami con i vaccini di Pfizer e Moderna inizialmente prevista, rispettivamente, a 21 e 28 giorni, viene spiegata con le seguenti motivazioni: la somministrazione della seconda dose entro i 42 giorni dalla prima non inficia l’efficacia della risposta immunitaria; la
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prima somministrazione di entrambi i vaccini a RNA conferisce già efficace protezione rispetto allo sviluppo di patologia Covid-19 grave in un’elevata percentuale di casi (maggiore dell’80%);

In uno scenario in cui vi è ancora necessità nel Paese di coprire un elevato numero di soggetti a rischio di sviluppare forme gravi o addirittura fatali di Covid-19, si configurano condizioni in cui è opportuno dare priorità a strategie di sanità pubblica che consentano di coprire dal rischio il maggior numero possibile di soggetti nel minor tempo possibile.

Inoltre, il Cts ha ritenuto che, sulla scorta delle informazioni a oggi disponibili sull’insorgenza di trombosi in sedi inusuali (trombosi dei seni venosi cerebrali, trombosi splancniche, trombosi arteriose) associate a piastrinopenia, riportate essersi verificate solamente dopo la prima dose del vaccino di AstraZeneca, “i soggetti che hanno ricevuto la prima dose di questo vaccino senza sviluppare questa tipologia di eventi, non presentano controindicazione per una seconda somministrazione del medesimo tipo di vaccino. Questa posizione potrà essere eventualmente rivista qualora dovessero emergere evidenze diverse nelle settimane prossime venture, derivanti in particolare dall’analisi del profilo di sicurezza del vaccino nei soggetti che nel Regno Unito hanno ricevuto la seconda dose”.

“Allungare per Pfizer l'intervallo di tempo tra la prima e la seconda dose a 42 giorni?
Avrebbe avuto senso ad inizio vaccinazione, garantendo opportunità di sopravvivenza ad un numero maggiore di persone a rischio. Oggi con la maggioranza degli ultrasettantenni vaccinati con almeno una dose (91% degli ultranovantenni, 89% degli ultraottantenni, 67% degli ultrasettantenni), questa opzione apporterebbe qualche beneficio in termini numerici alle categorie meno a rischio di ospedalizzazione, ad esempio la maggior parte dei quarantenni per i quali non è partita la vaccinazione. Ma nel contempo ridurrebbe i vaccinati totali, oggi 6,7 milioni (592mila in Emilia-Romagna), lasciando inalterate quelle preoccupazioni per la salute che costituiscono un freno per la ripresa economica e per il turismo”.

È quanto dichiara Domenico Mamone, presidente del sindacato Unsic, con ufficio anche a Modena

“Tanto più che, a causa soprattutto delle varianti, aumenta il numero dei vaccinati totali che si infettano in modo sintomatico – continua Mamone. “Emblematiche, in proposito, le cifre che il sindacato degli infermieri Nursing Up sta raccogliendo tra i sanitari, con l’importante focolaio all’ospedale di Taormina, ma altri casi, anche plurimi, ad Abbiategrasso, Avellino, Brescia, Pesaro, Latina e Messina”.

“Il vero problema – conclude il presidente Unsic – è che la campagna vaccinale, nonostante le apprezzabili accelerate, non raggiunge ancora in modo stabile i numeri prefissati, le ormai famose 500mila dosi al giorno.
E ciò rende lontano l’obiettivo dell’Unione europea per il 22 settembre 2021: raggiungere il target del 70% della popolazione. Una data che investe anche la scuola: il ministro dell’Istruzione ha annunciato per settembre tutti gli studenti in classe, ma se non accelereremo con le vaccinazioni si determineranno altri problemi in autunno. Il nodo resta AstraZeneca, di cui sono pieni i frigoriferi. Estendere fasce d’età o intervalli di tempo rischia di creare ulteriori confusioni. Servono più vaccini Pfizer e Moderna”.
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