Stuzzicagente 20 giugno 2021
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Vagnini: 'Di nuovo al limite, per comportamenti irresponsabili'

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Il Direttore dell'Azienda Ospedaliera 'Paghiamo il prezzo delle aperture a natale e ora scordiamoci la Pasqua. Operatori allo stremo, diamogli un segnale'


Vagnini: 'Di nuovo al limite, per comportamenti irresponsabili'
'Paghiamo il prezzo delle irresponsabilità nei comportamenti, di messaggi sbagliati dati alla popolazione, delle aperture a natale e nelle festività e oggi ci troviamo in una condizione critica, con gli operatori obbligati ad una condizione di sovracarico di lavoro e ad una situazione che ci fa dire che non ci può essere Pasqua, non ci possono essere aperture. In terapia intensiva Covid, su circa 100 posti disponibili tra i due ospedali, 90 sono occupati'

Sono parole che vengono espresse con toni nervosi e seriamente preoccupati, e ben poco tranquillizzanti quelle pronunciate questa mattina al Policlinico di Modena dal Direttore dell'Azienda ospedaliera Universitaria Claudio Vagnini. Una critica ed un attacco che punta direttamente alle responsabilità e alle irresponsabilità dei cittadini di fatto accusati di alimentare il contagio attraverso condizioni di assembramento favorite da aperture e concessioni disposte dai provvedimenti della politica. Ma se la critica alla politica e alla decisioni di governo appare sfumata, è più netta, nelle parole del Direttore quella nei confronti di cittadini comuni, anche se quando parla di loro il direttore ci si mette in mezzo usando il noi. Cittadini quindi responsabili di assembramenti in centro, di avere fatto spese che erano consentite. Cittadini quindi responabili, nelle parole di Vagnini, del peso immane che ora grava sul personale sanitario, con la maggior parte degli operatori che non hanno nemmeno fatto ferie e che oggi si trovano in una situazione critica di lavoro pari se non maggiore a quella dei mesi più caldi della pandemia. Ed è proprio da questa situazione che dal direttore parte un appello alla popolazione affinché si mostri vicinanza agli operatori ed al personale sanitario modenese, partendo proprio da atteggiamenti responsabili. 'Perchè aperture ed irresponsabilità ci hanno portato alla situazione di oggi' - afferma Vagnini, in cui l'unica soluzione, oltre alla vaccinazione di massa, è una chiusura di massa.

Situazione ricoveri

'A seguito del significativo aumento di nuovi positivi in provincia si è registrato un aumento significativo di pazienti ricoverati che all’11 marzo sono 317 +57 rispetto venerdì scorso, 5 marzo, quando i ricoveri erano stati 260 (+18%). DI questi, 242 sono in degenza ordinaria (+19% rispetto ai 198 di venerdì scorso), di cui 163 al Policlinico e 79 all’Ospedale Civile di Baggiovara' - riporta una nota dell'azienda ospedaliera che riporta, nel riferimento alle terapie intensive, numeri diversi da quelli forniti, a domanda, da parte del direttore. Se sulla nota viene scritto 'sono 75, invece, i ricoveri tra Terapia Intensiva e Semi Intensiva (+15% rispetto ai 62 di venerdì scorso), di cui 46 al Policlinico e 29 all’Ospedale Civile', il direttore parla di 90 ricoveri in Terapia intensiva sui circa 100 disponibili.

Nelle ultime settimane si è osservata una diminuzione dell’età media dei pazienti ricoverati sia in degenza ordinaria che in terapia intensiva, che è passata dai 74 anni di inizio gennaio a circa 66 anni nel mese di febbraio.

“L’incremento dei ricoveri – spiega il dotto Claudio Vagnini, Direttore generale dell’AOU – ha comportato la dolorosa ma necessaria riconversione di settori di posti letto di degenza ordinaria per allestire posti letto intensivi utilizzando spazi e personale di sala operatoria. Questo ci ha costretto a rimodulare nelle attività differibili, sospendendo i ricoveri programmati in area internistica e chirurgica, garantendo la gestione delle emergenze-urgenze”.

L’Azienda ha disposto la sospensione di tutte le attività programmate differibili già dal 3/03. Ad oggi, quindi, la stima delle sedute chirurgiche sospese sui due ospedali è pari a circa 70, che possono corrispondere a circa 140/150 interventi sospesi. “Con l’attuale programmazione così rimodulata, stiamo lavorando al 58% delle potenzialità chirurgiche, quando nei mesi scorsi eravamo tornati all’80%. È questa la scelta più dolorosa, lo capiamo e speriamo di riprendere al più presto – conclude Vagnini – ma in questo momento siamo impegnati a mantenere le urgenze e le visite che servono come screening e follow – up dei pazienti non differibili. Se dovesse essere necessario, infine, potremo chiedere aiuto alla Rete regionale, portando alcuni pazienti in altre città””.

Indicazioni per l’ingresso dei visitatori alla struttura ospedaliera

A fronte della recrudescenza epidemica, si ribadiscono i protocolli attivi per l’accesso dei visitatori alle strutture sanitarie.

Gli ingressi sono presidiati da apposito check point, con operatori che provvedono a misurare la temperatura corporea e a far effettuare l’igiene delle mani

Per quanto riguarda le visite in reparto, nei settori che assistono pazienti SARS-CoV-2 positivi accertati o sospetti non sono ammessi visitatori, salvo casi eccezionali (minori, disabili, fine vita, condizioni di estrema gravità clinica)

Nei reparti che ospitano pazienti SARS-CoV-2 negativi l’accesso dei visitatori è limitato ai casi di necessità. È ammesso l’ingresso di un solo visitatore per paziente, che deve essere preventivamente autorizzato e presentare ad ogni accesso specifico modulo. Per tutta la permanenza occorre prestare attenzione al rigoroso rispetto delle precauzioni per il contenimento del rischio infettivo (indossare la mascherina chirurgica, praticare l’igiene delle mani e l’igiene respiratoria, osservare il distanziamento sociale).

Indicazioni per la prevenzione e il controllo del rischio infettivo rivolte ai pazienti

Per quanto riguarda i programmi di screening dei degenti, tutti i pazienti prima di essere ricoverati vengono sottoposti a tampone, e solo successivamente inviati in reparto.

Inoltre, è previsto poi un protocollo di screening periodico mediante tampone nasofaringeo che prevede:

- Tampone prima del ricovero in reparto

- Tampone a 48 h dal ricovero

- Tampone in 5° giornata di ricovero

- Tampone in 8° giornata di ricovero

E successivamente, in caso di ricoveri prolungati,

- Tampone ogni 7 giorni

- Tampone in dimissione (se trascorsi più di 2 giorni dal precedente)


Varianti circolanti sul territorio provinciale

Ad oggi, in base alle indicazioni regionali sullo screening con test REAL TIME PCR per la ricerca di varianti su pazienti positivi a SARS-CoV-2 ricoverati in terapia intensiva sono stati valutati 26 tamponi positivi tra i pazienti ricoverati nelle terapie intensive del Policlinico, Baggiovara e Ospedale di Carpi. Tra questi, 20 tamponi hanno presentato mutazioni del virus compatibili con variante inglese, 3 compatibili con variante brasiliana e 3 senza mutazioni ascrivibili alle suddette varianti.

Prosegue il programma di monitoraggio a livello regionale – di cui abbiamo già avuto modo di parlare – per verificare la diffusione di varianti virali. Nel mese di febbraio sono stati sequenziati 34 campioni di SARS-CoV-2 isolati in tamponi eseguiti su pazienti della provincia, scelti in maniera casuale sulla popolazione provinciale, non ricoverati. Di questi, 22 (corrispondenti al 65% del totale) sono risultati corrispondenti alla variante inglese, 1 alla variante brasiliana, 1 alla variante nigeriana. Solo 10 (corrispondenti al 29% del totale) non sono risultati attribuibili alle nuove varianti del virus. A questi ha fatto seguito l’indagine sul genoma di altri 7 tamponi, di cui 2 sono risultati variante inglese e 1 non variante, 4 brasiliane.


“Il sistema sta reggendo – ha aggiunto il dottor Lucio Brugioni, Direttore della Medicina interna e Area Critica del Policlinico – grazie al grande lavoro di tutti. Dal punto di vista delle terapie, oggi abbiamo una maggiore consapevolezza di cosa fare e cosa non fare, anche se il virus ha comportamenti complessi. È stato ottimizzato l’uso dell’Ossigeno, di grande efficacia è, ad esempio in particolare nei pazienti ospedalizzati, l’utilizzo del cortisone, nel modo giusto con dosaggi adeguati. Fondamentale è l’utilizzo degli anticoagulanti per prevenire complicazioni severissime, a volte tardive, come ad esempio embolie polmonari, infarti di vari organi compreso il cuore. Infine, abbiamo l’evidenza che il Tocilizumab, un anticorpo creato e selezionato per l’artrite reumatoide, è in grado di agire sulla cosiddetta “tempesta immunitaria” che contribuisce, insieme ad altri elementi, allo sviluppo della malattia polmonare grave Covid-19 dovuta al virus SARS-2. Il Tocilizumad serve per le polmoniti severe e non per le forme lievi e non va inoculato precocemente come dimostrano i vari studi che sono stati pubblicati in riviste scientifiche di grande rilievo come, ad esempio, lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Rheumatology. Se somministrate al momento giusto queste terapie possono contribuire a evitare il trasferimento in rianimazione e questo è un grande risultato. Infine, ci sono gli anticorpi monoclonali, recentemente approvati da AIFA che debbono essere somministrati all’inizio. Stiamo ancora studiando, però, come ottenere da loro la massima efficacia”

“In effetti – aggiunge il prof. Lorenzo Iughetti, Direttore del Dipartimento Materno Infantile – stiamo vedendo un numero di bambini superiore a quello delle prime fasi della pandemia. Parliamo di 2-3 ricoveri alla settimana, con sintomatologia respiratoria, di solito non tropo grave e complicanze gastro-intestinali. Questo aumento di casi non gravi è confermato anche dai colleghi pediatri del territorio che stanno facendo un lavoro di filtro encomiabile. E’ possibile che le varianti, alcune delle quali si sono dimostrate più contagiose, abbiano influito sulla diffusione anche tra i più giovani anche se mancano ancora evidenze scientifiche solide in questo senso. È utile a mio avviso un’ultima precisazione. Come tutti i farmaci, anche i vaccini vengono sperimentati prima sull’adulto, poi per poter essere somministrati ai minori devono fare un nuovo iter di sperimentazione in quanto i dosaggi e gli effetti sono diversi. Al momento questa sperimentazione è cominciata negli Stati Uniti, credo che presto comincerà anche in Europa, non appena avremo un numero di dati sufficienti”.



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