
Kilis è a 8 chilometri dal confine siriano, ad appena 35 chilometri dai sobborghi di Aleppo e a poco più di 100 chilometri dalla città di Idlib, la roccaforte Isis dove due settimane fa è stato ucciso Al Baghdadi. A Kilis arrivano i profughi in fuga dalla guerra interna che dal 2011 dilania la Siria. Questa città turca di 90mila abitanti ha triplicato la propria popolazione in pochi anni, accogliendo profughi in ogni spazio garage, cantine, tende, edifici abbandonati, in condizioni spesso terribili. Solo gli sfollati ufficiali sono 130mila, accolti in due grandi campi profughi.
Tra i volontari italiani partiti ieri e impegnati per 5 giorni nella consegna del materiale c'è, come detto, anche il consigliere regionale Andrea Galli che ci ha inviato qualche foto dal posto.

Qual è il vostro compito in questa settimana di volontariato?
'Siamo qui per consegnare alle famiglie di sfollati il materiale portato dall'Italia in vista dell'inverno alle porte e i viveri acquistati sul posto coi fondi raccolti sempre in Italia. Al momento a Kilis si vive una fragile tregua dopo l'offensiva voluta da Erdogan: ogni cosa in questa città rende vivo il dramma di questa popolazione. Sui muri delle abitazioni sono visibili i segni dei colpi di mortaio e dei missili lanciati dall'Isis'.
Come venite accolti dalla popolazione? Avete un interprete?
'Sì, è una zona di confine, molti parlano sia arabo che turco, abbiamo un interprete che conosce entrambe le lingue. Le condizioni in cui si trovano le famiglie di sfollati siriani sono terribili. Genitori con cinque, sei anche nove figli, che vivono da anni in garage senz'acqua con a dispozione nulla. Una marea di bambini che sorride al nostro arrivo e ringrazia per ciò che consegniamo loro: molti sono fuggiti semplicemente con i vestiti che avevano in quel momento. E' una accoglienza straziante che lascia un segno indelebile'.
La sua delegazione è composta da 8 italiani, alcuni degli sfollati che visitate vi chiedono aiuto per raggiungere il nostro Paese?
'No, il loro unico desiderio è ritornare in patria, in Siria.

Perchè ha voluto far parte di questa delegazione?
'Conoscevo la Fondazione Time4Life, organizzano missioni in diverse parti del mondo e una volta al mese sono qui a Kilis. Per me è una occasione per aiutare, anche se per pochi giorni, chi aiuta, chi si mette a disposizione della popolazione siriana. Spesso parliamo dei profughi sbarcati in Italia e volevo vedere in prima persona quale è la condizione degli sfollati. Queste persone vivono la dignità di chi vuole fare ritorno nella propria terra e sostenerle è un dovere'.

Giuseppe Leonelli



