Bandiere gialloblù, cori. Sugli spalti del campo di Castelvetro, dove si giocava il derby della Berretti Modena contro la Reggiana, finita 2-4, il messaggio dei tifosi andava ben oltre il campo e ben oltre il risultato. E abbracciava un'intera comunità che in quei colori e in quella storia gialloblù si riconosce. Un messaggio chiaro, di cuore, frutto di attaccamento alla squadra, della voglia di un calcio autentico, legato alla propria terra, al proprio campanile. Voglia di andare oltre allo schifo (perché di questo si tratta) rappresentato dal teatro tragicomico degli ultimi anni, dove è successo (ed è stato lasciato accadere), tutto il peggio che ci si poteva immaginare. E così l'abbraccio ed il sostegno così numeroso e così caldo di centinaia di tifosi ai giovani della Berretti, ricambiato dal saluto e dal ringraziamento commosso di mister Malverti e del suo staff, al termine della gara, questo teatrino l'ha spazzato via. Mentre Capuano indossava già la casacca della Sanbenedettese e rispondeva piccato alla conferena stampa dei giocatori della prima squadra.
Certo la storia non si esaurisce qui. Il percorso del settore giovanile è comunque e ancora legato a carte bollate, a tribunali e curatori fallimentari, ma il messaggio dato dai tifosi a Castelvetro suona come una grande pernacchia a Caliendo e a tutto ciò che gli ha fatto da contorno e ha portato il Modena al punto più basso ed umiliante della sua storia.
La gran pernacchia a Caliendo: 'Il Modena c'è e non muore con te'
Circa 500 tifosi gialloblù ieri al seguito della Berretti, mentre Capuano indossava la casacca della Sanbenedettese
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