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Vent'anni di Francesco e Chiara in un libro

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Michela Rastelli intervista Rino Bellori, amministratore del centro, che spiega la storia e l'origine di un centro unico nel suo genere


Vent'anni di Francesco e Chiara in un libro
E' una storia di amore, dedizione verso il prossimo e Provvidenza, con un surplus: il frate cappuccino padre Sebastiano Bernardini. All'ingresso si incontra una reception con tanti fiori, quadri e un ambiente accogliente, profumato e decoroso. Entrare nel centro per la terza età 'Francesco e Chiara' è come accedere ad un resort dove gli anziani sono ben vestiti, pettinati come se fosse domenica, felici e accuditi. Si perché per loro al venerdì c'è sempre il pesce, un giorno a settimana la parrucchiera e ogni giorno personale affettuoso che si prende cura di loro.

E' di questa storia che parla il libro di Rino Bellori, amministratore del centro. 'Vent'anni di Francesco e Chiara', edito da Adelmo Iaccheri Editore, è il racconto della nascita e dello sviluppo di una struttura unica nel suo genere, ma anche una raccolta di testimonianze che arrivano direttamente dagli Ospiti, definiti con la 'o' maiuscola.
Come la storia di Rosa Ronchetti di San Prospero che dopo il terremoto del 2012 è stata trasferita nel centro pavullese. 'Nei primi giorni ero ancora tanto spaventata e sconvolta per quello che era capitato. Poi qui ho fatto tante amicizie e ora posso dire che ho trovato una grande famiglia che mi ha ridato un po' di serenità'. Queste sono le parole che ha scritto al sindaco per chiedere di rimanere nella struttura pavullese quando le si era prospettato il rientro a San Prospero.

Perché la cosa più importante del centro, come spiega Stefano Zamagni nella prefazione del libro, 'è che la sofferenza apre alla consolazione è che la solitudine ha una compagnia' e che 'il segreto di Francesco e Chiara è di aver fatto della sensibilità il tratto distintivo del suo modus agendi'.

Padre Sebastiano, fondatore spirituale del centro, racconta che 'niente ho più desiderato e chiesto al Signore che Francesco e Chiara fosse, nel quotidiano, testimonianza di amore e servizio donati con totalità, eleganza e gioia ai fratelli Ospiti. Che non fosse solo un parcheggio assistito ma luogo di serena attesa e ala per salire alla incoronazione della vita'.

Un'opera che è 'il lavoro assiduo di una squadra composta da un gruppo di amici e di persone che, assieme a padre Sebastiano che ne è il fondatore, ha creduto nell'opera e si è messa in gioco con tenacia ed entusiasmo per la sua realizzazione, mossa dal forte desiderio di fare qualcosa per la propria comunità' come scrive Rino Bellori nell'introduzione.

Accanto alla storia del frate, che è lunga 90 anni e ricca di aneddoti interessanti ed eventi importanti per la comunità, Bellori traccia anche un profilo umano di padre Sebastiano, che va oltre il vulcanico frate che si incontra tutti i giorni. E' un padre Sebastiano la cui presenza all'interno della struttura ha saputo dare 'quel qualcosa in più che ha reso speciale il centro agli occhi degli anziani e dei loro parenti'.
'Francesco e Chiara' è questo è molto di più.

Qual è stato il motivo che l'ha spinta a realizzare questo libro?
Il primo motivo è stato quello di mettere in risalto e dare voce, oltre ovviamente a Padre Sebastiano, alle tante persone che hanno contribuito in vario modo a realizzare e a sviluppare la struttura.
In secondo luogo, trattandosi di una storia che ha dell'incredibile, come afferma Stefano Zamagni nella sua Prefazione, l'iniziativa 'va fatta conoscere, perché si deve volere che tanti altri soggetti (...) aggiungano nuovi anelli ad una catena che non potrà, col tempo, che allungarsi e rafforzarsi'. Infine il libro vuol cogliere l'obiettivo di rendere orgogliosi gli operatori che svolgono un compito difficile e impegnativo, e nello stesso tempo importante.

Sappiamo che Padre Sebastiano è un personaggio vulcanico. Come è stato il vostro rapporto durato oltre 20 anni?
Come si desume dalle tante testimonianze riportate nel testo, in special modo quella di Leo Turrini, Padre Sebastiano è una persona straordinaria, per il suo carisma e la sua determinazione, senza la quale non ci sarebbe 'Francesco e Chiara'. E' naturale che con personaggi con una forte identità come la sua, si incontrano momenti in cui la dialettica risulta impegnativa, in quanto si parte da esperienze e punti di vista non sempre collimanti, sarei un ipocrita se lo negassi. Se però siamo arrivati fino a qui, in un percorso così impegnativo, significa evidentemente che, dopo confronti a volte anche aspri, si è trovata la quadratura con soluzioni pienamente condivise.

E con le istituzioni?
Va sottolineato che la presenza di 4 strutture per anziani in una cittadina di soli 17.000 abitanti rappresenta una realtà unica nel panorama regionale. Pur trattandosi di una ricchezza per la comunità per i tanti posti di lavoro e i servizi erogati, questa concentrazione ha determinato una situazione penalizzante per le limitate risorse pubbliche a disposizione del Distretto di Pavullo, a scapito soprattutto della struttura ultima arrivata, che è la nostra. Abbiamo rivendicato da almeno 15 anni -non è un mistero- una più equa distribuzione delle risorse con risultati tuttavia non del tutto soddisfacenti. Come ho detto a Matteo Renzi nel corso della sua visita a 'Francesco e Chiara' nel marzo scorso, è urgente lo stanziamento sul piano nazionale di maggiori fondi per gli anziani non autosufficienti -siamo gli ultimi in Europa- , altrimenti la rete dei servizi è a rischio.

C'è chi ha definito malignamente questa struttura un hotel a 5 stelle per le rette da pagare. Cosa ha da dire?
La ringrazio per questa domanda perché mi da modo di chiarire una disinformazione che a Pavullo ci accompagna da quando siamo partiti.
E' risaputo che abbiamo realizzato senza soldi pubblici una struttura da tutti definita all'avanguardia, che dà lavoro a oltre 75 persone, quasi tutte donne, e assicura servizi di utilità sociale a circa 115 famiglie, con costi elevatissimi. Essendo stata promossa dai frati cappuccini, che ne hanno la proprietà, e pur trattandosi di una gestione no profit assicurata da una impresa sociale con perdite di bilancio permanenti, c'è ancora qualcuno che non si accontenta e ci addebita una scarsa attenzione per le famiglie povere. Ebbene, per i pochi posti accreditati dalle istituzioni, pratichiamo per le famiglie le stesse rette delle altre strutture, per cui 'Francesco e Chiara', pur essendo definito un hotel a 5 stelle, è accessibile anche ai poveri e sarebbe auspicabile lo fosse ancor di più attraverso l'accreditamento di un maggior numero di posti letto. Per i posti privati, il cui costo è a totale carico delle famiglie, pratichiamo rette sottocosto per circa il 10 % e ulteriori sconti a quelle meno abbienti sulla base dell'indicatore ISEE. Di più non possiamo fare, pena la chiusura, dovendo far fronte a un costo annuo di 1,8 milioni di euro per i soli stipendi del personale.
Questi dati sono desumibili in modo trasparente dal nostro Bilancio Sociale che pubblichiamo ogni anno, come prevede la legge per le imprese sociali, ed è a disposizione di chiunque desidera approfondire l'argomento.


Redazione La Pressa
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