La loro è una disobbedienza che poco ha a che vedere con l'elogio a una sterile coerenza, accettano il cambiamento, così come l'evoluzione (o l'involuzione) delle idee e del pensiero, ma non possono fare a meno di pensare che la mutazione non possa essere legata al tornaconto personale del momento ma che nasca viceversa dall'immaginare nuove prospettive e nuovi orrizonti comuni.
I genuflessi della politica, gli adoratori del rito dell'applauso e del 'noi' che sottende sempre e solo l'esigenza di un 'io' che partecipa alla spartizione, li temono. Rappresentano tutto quello che loro non sono, che forse avrebbero voluto essere o che nemmeno capiscono. Apparentememente invisibili, senza i disobbedienti forse non ci sarebbe evoluzione, tutto resterebbe immutato e immutabile alla corte del potere. Il loro dire 'no', la loro testarda disobbedienza fa scivolare i vescovi dagli altari e i potenti dai palchi di cartapesta sui quali banchettano. Forse non subito. Ma il processo è inevitabile. Prima o poi le loro proteste, la loro pacifica ribellione, verrà usata dai nuovi potenti per scalzare i vecchi.
Ma loro non saranno più lì, si metteranno nuovamente dalla parte del torto. Dalla parte della disobbedienza.
Perchè il Re è sempre e comunque nudo, il potere, indipendentemente dal suo colore, non è mai buono e sempre benedetto è chi decide di gridarlo.
Giuseppe Leonelli


