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E dopo la caccia ai sorci 'no vax' è caccia ai perfidi 'no war'

E dopo la caccia ai sorci 'no vax' è caccia ai perfidi 'no war'

Dire no alla guerra e all'idea di armare l'Ucraina, oggi è divenuta una eccezione. Occorre avere la consapevolezza di essere minoranza, di diventare oggetto di sberleffo, di vedere storpiati i propri valori


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Ora, forse, è tempo di chiamare le cose col loro nome. Dire no alla guerra, essere 'no war' significa dire no a ogni sostegno allo scontro bellico. Significa dire no alla ipotesi di armare un popolo contro un altro, indipendentemente dalla logica dell'aggressore e dell'aggredito. Essere 'no war' non significa avere posizioni tiepide, del 'sì ma anche'. Non significa sventolare bandiere della Pace in strada, mischiandole a quelle di una nazione, ed essere d'accordo con l'appoggio militare all'interno del conflitto in Ucraina. Essere 'no war' significa prendere sul serio l'articolo 11 della Costituzione e ripudiare la guerra in quanto tale, perchè in ogni guerra, sempre, vi è un aggressore e un aggredito. E quella in Ucraina non fa eccezione. Essere 'no war' significa essere bersaglio di critiche, di insulti e perfino di accuse (false e strumentali) di vigliaccheria. Essere 'no war' significa smascherare l'ipocrisia di un Governo che aumenta di quasi il 50% la spesa in armamenti, che si dice pronto, come ha fatto ieri il premier Draghi alla Camera, a combattare a fianco della Resistenza ucraina e che contemporanemente veste i panni del salvatore immacolato dal mantello bianco che predica armonia universale. 
Essere 'no war' significa sapere che la Guerra
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mondiale non è uno spauracchio, ma una ipotesi concreta, che l'interventismo italiano si è sempre rivelato disastroso, che armando un popolo non si fa il bene nemmeno dei civili di quel popolo e che non basta consacrare una nazione al Cuore di Maria se poi si inviano su quel territorio non Rosari, ma missilli e mitragliatrici.

Data questa premessa, è opportuno leggere la realtà nella quale siamo immersi. Oggi essere 'no war' significa essere emarginati e ridicolizzati dai principali media e dalle istituzioni italiani. Significa essere accusati, in un crescendo gioioso, di un approccio da santoni alla Celentano, di scarsa solidarietà, di filo-putinisimo e, all'apice, di odio della Patria.
Significa essere soli.
Non essere rappresentanti nemmeno dalla maggior parte della opposizione parlamentare che del resto - forte della sua anima di destra, nel caso di Fdi - la Guerra la vede sempre come una ipotesi.
Occorre essere allenati e temprati per essere 'no war'. Occorre avere la consapevolezza di essere minoranza, di diventare oggetto di sberleffo, di vedere storpiati i propri valori sull'altare di un pensiero unico nero ma rivestito di bianco e sapere che la maggioranza userà strumentalmente gli slogan della Pace per fare la guerra, giocando sul paradosso indecente che 'dire Pace non basta'.
Occorre mettere in conto tutto questo e doverlo sopportare.

Occorre sapere che la caccia al 'no war' è aperta. Il Paese del resto è pronto: si è appena conclusa la stagione della caccia al sorcio 'no vax' (che ovviamente no vax non era avendo solo rinunciato a un trattamento sanitario creato in pochi mesi, dopo avere accettato in vita sua tutti i vaccini senza mai discutere), è tempo di aprire quella al perfido pacifista. In Italia abbiamo trasformato persone che dicevano no a una tessera sanitaria e che difendevano l'Articolo 1 della Costituzione (che come l'Articolo 11 è patrimonio di tutti non solo di una parte) in 'no vax' assassini, trasformare i 'no war' in immondizia depravata non sarà così difficile. Il parallelismo è già entrato nel dibattito politico: guardateli i 'no vax' che ora sono diventati 'putiniani'. Due offese in una. Del resto anche sua maestà Gabanelli (foto sotto) ha già collocato i parlamentari che ieri non erano in aula ad applaudire Zelensky nel girone infernale degli Ignavi... Basta poco.
Giuseppe Leonelli


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