Il disegno pensato da Mattia Altini, in accordo con la Regione, e che Mezzetti ha incredibilmente sposato, è questo e ora lo si dice apertamente: Modena laboratorio di un nuovo modello sanitario.
Esattamente come era stata laboratorio locale con la tanto contestata determina attraverso la quale si è deciso di pagare di più i medici di base che prescrivono meno esami.
Laboratorio non di eccellenza, ma di tagli. Purtroppo. Tagli sulla spesa sanitaria, nascosti da maxi investimenti annunciati che restano completamente separati, come chiunque abbia conoscenze elementari di bilanci.
Risparmi sulla spesa che si traducono appunto in accorpamenti di ospedali e conseguente chiusure di strutture. E' inevitabile. Del resto chi può pensare che dopo aver investito 550 milioni a Baggiovara (o aver promesso di farlo) si continui a spendere altri soldi per mantenere il Policlinico quello che è? Chi può pensare che un Ps - dopo aver trascolato i reparti e costruito al lor posto alloggi - possa ancora svolgere la funziona che svolgeva prima?
Modena da capitale italiana della sanità pubblica a laboratorio per svuotarla da dentro quella sanità, con tanta fatica conquistata.
Il disegno è chiaro, ora è sotto la luce del sole e tutti possono vederlo. Non ci si nasconde più. Non servono 'fonti autorevoli', nè retroscena. Mezzetti, il sindaco che finora aveva dimostrato la forza di rompere tante delle incrostazioni del Sistema-Modena, ha deciso di passare alla storia come il primo cittadino che ha portato alla dimissione il Policlinico, l'ospedale dei modenesi.
La partita è ancora lunga, mancano anni, ma dopo la Ctss di oggi è evidente che il sindaco non farà più marcia indietro. Andrà avanti, nonostante le mezze smentite di De Pascale o del rettore Cucchiara, nonostante i no detti a mezza voce da un terrorizzato Pd e nonostante i 35 gruppi di lavoro che nemmeno sapevano dell'investimento su Baggiovara.
Riuscirà nel suo intento? Forse. Lo sapremo tra qualche anno. Vedremo se la culla della sinistra riuscirà in questa impresa dei campioni del liberismo.
A noi non resta che guardare tale iperbole, raccontarla con gli strumenti che abbiamo, osservare i sì interessati di coloro che sperano di guadagnare un posto alla corte del Re e i no altrettanto strumentali di chi pensa di scipparne la corona. Raccontare nonostante tutto, anche se arresi all'idea che così vanno le cose, archiviando con amarezza il pensiero che un'altra strada sia possibile e consapevoli che quella sanità per tutti, la più grande conquista sociale del nostro Paese, sta per essere smantellata. Ovviamente con la accetta di chi dice di volerla difendere.
Giuseppe Leonelli
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