Opinioni Il Punto

Sanità, il modello CL modenese di Altini laboratorio per tutta l'Emilia Romagna. Muzzarelli permettendo

Sanità, il modello CL modenese di Altini laboratorio per tutta l'Emilia Romagna. Muzzarelli permettendo

Obiettivo di Muzzarelli è resistere e giocare di rimessa in modo che a Modena e in Emilia non si vendano i gioielli di famiglia nel nome di una matematica che domani potrebbe dare risultati diversi


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L'attacco dei sei primari modenesi (Fabrizio Di Benedetto, Roberta Gelmini, Silvia Neri, Micaela Piccoli, Stefano Sassi e Michele Varoli) alle scelte su Sassuolo e Scandiano di Mattia Altini hanno incrinato per la prima volta in modo palese il new deal pensato dal Direttore generale dell'Ausl di Modena. Tagli su tutti i fronti per adattarsi e farsi convessi di fronte alle scelte del Governo, apertura al privato e conseguente rimodulazione dell'offerta sanitaria al ribasso: una strategia marcata CL, ovviamente presentata sotto la veste delle 'razionalizzazioni' e dei 'potenziamenti', ma che appare ormai palese.
Il no dei sei chirurghi guidati da Di Benedetto ha dunque aperto una battaglia che sembrava già vinta da Altini, forte di sindaci di provincia arrendevoli, a partire da Riccardo Righi a Carpi e Matteo Mesini a Sassuolo, e di una assenza della politica sia di maggioranza che di opposizione, al di là di poche eccezioni in casa Forza Italia con Antonio Platis, tra i Civici con Maria Grazia Modena e lato Fdi con Ferdinando Pulitanò.

Mattia Altini per ora resta ovviamente saldamente in sella, ma il suo ruolo era ed è delicato.
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L'assessore regionale alla Sanità, Massimo Fabi, gli ha garantito il suo appoggio, ma allo stesso tempo è stato chiaro: Modena è un laboratorio di quella che potrebbe essere la sanità emiliana del prossimo futuro. Sostegno dunque ad Altini, ma fino a un certo punto: gli esperimenti per definizione sono rischiosi e, se Fabi dovesse capire che le cose non vanno, potrebbe tirare in fretta indietro la mano e mollare il suo scudiero al suo destino. La determina con la quale si è deciso di pagare di più i medici di base che prescrivono meno esami applicata da Altini a Modena - superate le polemiche iniziali - potrebbe ora diventare un paradigma per l'intera regione: stesso dicasi per i meccanismi di unificazione che si stanno realizzando ai piedi della Ghirlandina. Finchè le cose vanno bene, tutti amici, ma il tempo in Regione potrebbe cambiare repentinamente proprio nel bel mezzo della scalata costringendo il capofila a tagliare la corda per salvare se stesso.

Dall'altra parte a sostenere il vessillo della resistenza a questa deriva di tagli e apertura al privato tra le fila della maggioranza vi è Giancarlo Muzzarelli. Forse animato più da ragioni personali (la frustrazione per non essere stato promosso assessore regionale e la competizione con Mezzetti su tutte) che ideali, è comunque indubbio che Muzzarelli è l'unico in questo momento nel mondo Pd emiliano a provare a tenere la barra dritta rispetto ai tagli alla sanità.
Il suo obiettivo è far saltare il laboratorio modenese di Altini e - così facendo - scongiurare la sua applicazione all'intera Regione. Per farlo ha bisogno di una sponda nel Governo, qualcuno che davvero aumenti la spesa in sanità dal misero 6.2% alla quale è confinata ora. Le elezioni politiche sono alle porte, per l'ex sindaco di Modena si tratta di resistere qualche mese e prendere tempo nella speranza che il voto nazionale promuova una maggioranza diversa. Resistere e giocare di rimessa in modo che a Modena e in Emilia non si vendano i gioielli di famiglia nel nome di una matematica che domani potrebbe dare risultati diversi.
Giuseppe Leonelli
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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