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Modena, il prof Di Benedetto mostra il re nudo: il 'modello CL' di Altini stravolge l'ex eccellenza emiliana

Modena, il prof Di Benedetto mostra il re nudo: il 'modello CL' di Altini stravolge l'ex eccellenza emiliana

Cosa ancora Altini vuole tagliare in nome di una smodata fiducia nel privato e nel desiderio di eseguire i compiti a casa imposti dal Governo?


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La stroncatura arrivata formalmente dal gotha della chirurgia modenese (o sarebbe meglio dire italiana) al piano pensato dal dg Mattia Altini sulla integrazione tra gli ospedali di Sassuolo e Scandiano è la fotografia plastica di un problema strisciante e profondo nel new deal della gestione della sanità a Modena e in Emilia Romagna.

In fondo i primari Fabrizio Di Benedetto, Roberta Gelmini, Silvia Neri, Micaela Piccoli, Stefano Sassi e Michele Varoli hanno bocciato non solo l'idea di Altini sul progetto Modena-Reggio, ma una filosofia di gestione della sanità che appare ormai evidente.

A Mattia Altini, la cui cultura è ben radicata nel mondo ciellino romagnolo (quello che innalzò Formigoni a un semidio per intenderci), si possono rimproverare tante cose, ma non di avere una idea precisa di sanità e di perseguirla con ostinata pervicacia.


Lo Stato investe in spesa sanitaria solo il 6,2% del Pil? Bene per Altini l'obiettivo di un buon dirigente non è contestare quella cifra, ma tagliare nel miglior modo possibile per cercare di fare con le risorse che dall'alto vengono promesse.

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Ma il suo non è un puro esercizio di matematica, alla calcolatrice si aggiunge un aspetto 'umano', quello che ripone nella sanità privata una fiducia positivista tipica appunto del mondo cattoliberale di CL.

E allora via con le razionalizzazioni, le integrazioni, le implementazioni, i servizi congiunti, tutto ovviamente presentato per il bene supremo dei cittadini-pazienti, ma con l'evidente intento di risparmiare. Perchè quella tra Sassuolo e Scandiano la si può anche chiamare integrazione, ma si tradurrà nel medio-lungo periodo in un contenimento della spesa.

Tagli. Come la volontà di tagliare spiega la chiusura definitiva dei punti nascita (in questo caso presentata con la veste candida della sicurezza delle partorienti), l'addio al servizio di emergenza-urgenza in Appennino o il surreale premio in denaro ai medici di base che prescrivono meno esami (presentato col bel racconto della appropriatezza).


Ma dove si fermano questi tagli? Quando si deciderà di mettere un freno al depauperamento della sanità italiana ed emiliana in particolare? Una sanità di eccellenza non per grazia divina, ma per i sacrifici di cittadini che per decenni hanno pagato per questo tipo di servizio una tassazione tra le più alte al mondo.

Per dirla col presidente della Commissione sanità Muzzarelli, il quale lo farà anche per visibilità propria e per continuare la lite con Massimo Mezzetti (presidente Ctss), ma pare l'unico ad aver chiara la deriva: 'Quali sono i doppioni da eliminare.

Dobbiamo chiudere o ridimensionare il Policlinico di via del Pozzo? Il Pronto Soccorso del Policlinico è un doppione? E se non lo è lo lasciamo lì senza un vero Ospedale? Quali sono i primari e quali sono le équipe in più?'.

Cosa ancora Altini vuole tagliare in nome di una smodata fiducia nel privato e nel desiderio di eseguire i compiti a casa imposti dal Governo? L'ospedale di Mirandola? Altri infermieri? Le ambulanze? Cosa ancora la Politica di destra e sinistra - silente sul caso Sassuolo e scavalcata oggi addirittura dai primari ospedalieri - permetterà a tecnici e dirigenti di tagliare prima che si accorga che ormai si è tagliato tutto e del bel vestito che fu non resta che un cencio, o meglio un abito trasparente utile a vestire un imperatore grasso, sguaiato e nudo.

Giuseppe Leonelli

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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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