Gentile Direttore,
Scrivo alla vostra redazione per condividere una riflessione che credo più d'uno stia facendo in questi giorni.
Da anni assistiamo a una narrazione quasi salvifica attorno alla diffusione delle automobili elettriche o ibride, presentate come soluzione decisiva ai problemi di inquinamento del nostro territorio. Eppure, al di là degli slogan e delle campagne promozionali, la percezione quotidiana – e i dati pubblici sulla qualità dell’aria – raccontano una realtà ben diversa.
In questi giorni, complice il caldo fuori luogo e l’assenza di precipitazioni, il cielo sopra Modena si presenta opaco, pesante, talvolta irrespirabile. Non si tratta di un’impressione isolata: se facesse un’indagine, riscontrerebbe lamentele diffuse di mal di testa persistenti, riniti, bruciori agli occhi e un diffuso senso di spossatezza. Sintomi che, pur non essendo certificati da un referto collettivo, sembrano trovare una spiegazione plausibile nella qualità dell’aria che respiriamo.
Sorge allora una domanda semplice: se la transizione verso veicoli elettrici e ibridi è così determinante, e se ne vediamo sempre più in giro, perché nel modenese non si registra una riduzione percepibile dell’inquinamento? È possibile che il problema sia più complesso e strutturale di quanto si voglia ammettere?
È lecito chiedersi se l’approccio adottato finora non rischi di essere più ideologico che pragmatico.Il punto non è schierarsi pro o contro una tecnologia, ma analizzare con onestà intellettuale tutte le fonti di emissione – traffico pesante, riscaldamento domestico, attività industriali, logistica, ma anche cicli climatici – evitando di trasformare una scelta tecnologica in una bandiera identitaria.
La storia insegna che le ideologie, quando sostituiscono il discernimento, producono spesso grandi entusiasmi e risultati modesti: guardiamo solo a che cosa è accaduto alla raccolta dell'immondizia. Viene quasi da pensare a quelle pagine della letteratura in cui si combattono battaglie epocali contro nemici immaginari, mentre il vero problema resta serenamente al suo posto. Ma, come spesso accade, è più rassicurante aderire a una narrazione semplice che affrontare una realtà complessa.
Con l’auspicio che il dibattito pubblico locale possa tornare a fondarsi su dati completi, analisi rigorose e un sano spirito critico, porgo i miei più cordiali saluti
Caterina Di Stasi



