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'Green Pass in biblioteca? Cosìsi calpestano diritti e Costituzione'

'Green Pass in biblioteca? Cosìsi calpestano diritti e Costituzione'

?Si chiedono dati sanitari all'utente e si vieta l'accesso a servizio pubblico a chi non li fornisce'


2 minuti di lettura

Una mente sana ha bisogno di leggere, specie in questi tempi, serve per viaggiare con la fantasia, informarsi, esplorare oltre le proprie conoscenze nel tempo e in ambiti ignari, o semplicemente svagarsi. E’ un hobby davvero salutare.
Dal 6 agosto 2021, questa passione viene negata dalle stesse istituzioni pubbliche, che negano il lasciapassare all’utenza priva di Green Pass, secondo Decreto legge 105 andato poi in Gazzetta ufficiale n.175 del 23/07/2021.
Un decreto che contrasta con l’articolo 16 e 32 della Costituzione che non subordinano le limitazioni dell’individuo alla libertà di spostamento e non obbligano trattamenti sanitari.

Inoltre l’Articolo 78 della Costituzione prevede lo stato emergenza solo in caso di guerra: sancisce che il Parlamento decide conferendo al Governo i poteri necessari, cioè strettamente proporzionati all'evento da fronteggiare, non è prevista l’emergenza sanitaria.
Peraltro il Decreto è in Palese contraddizione con la normativa Europea che tutela le scelta dell’individuo a non vaccinarsi.

Oltre l’indignazione della privazione di un servizio pubblico (comunque finanziato dalla collettività), tale ordinanza diffusa agli accessi biblioteche e musei esercita coercizione e discriminazione per chi ha deciso di non sottoporsi a terapia MRNA, senza le dovute informazioni e garanzie sui benefici promessi per immunizzare dal Covid.
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Misura grave che ricorda gli anni bui della dittatura dove chi non aveva il certificato “Ariano” era escluso dalla vita sociale.
Ricordo inoltre che i dati sanitari sono in carico al Ministero della Salute e che accedendo in biblioteca viene chiesto all’ingresso da un impiegato della stessa di presentare documento d’identità e Green pass: un’azione che viola tutta la privacy riconosciuta al cittadino.
Chi chiede i dati anagrafici a una persona, deve infatti essere in carico all’attività e giustificare tramite consenso da accogliere presso l’interessato, e spiegare l’uso che ne farà, la gestione, la durata e il titolare degli stessi. Non si può chiedere tali dati senza delega o autorizzazione a farlo, si rischia denuncia penale.

In questo caso stiamo andando oltre, si chiedono dati sanitari all’utente e si vieta l'accesso a servizio pubblico a chi non fornisce tali dati, occorre quindi richiamare l’articolo 340 del Codice penale sulla Interruzione di un ufficio o servizio pubblico.
Tornando alla tutela della salute pubblica, non c’è evidenza scientifica che ogni non vaccinato sia malato e contagioso, anzi ci sono casi all’opposto.
Quindi non è certamente una misura sanitaria ma è discriminante senza senso, è solo un ricatto a vaccinarsi per i non vaccinati e si priva del servizio, visto che non è possibile neanche prenotare la copia da casa e ritirarla all’esterno.

E’ evidente che gli attori di tale provvedimento disobbediscono alla Carta Costituzionale, vendendo come privilegio l’accesso a un servizio pubblico.
Vincenzo C.
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