Opinioni Lettere al Direttore

La brezza fresca della Tracotanza, contro l'assuefazione che uccide i sogni

La brezza fresca della Tracotanza, contro l'assuefazione che uccide i sogni

Caro direttore, stamane ho avuto la possibilità di ascoltare in replica la traccia audio della presentazione del suo libro, Elogio della tracotanza...


3 minuti di lettura

Caro direttore, stamane ho avuto la possibilità di ascoltare in replica la traccia audio della presentazione al pubblico del suo libro, Elogio della tracotanza, che ho poc'anzi terminato di leggere.
Solo una domanda che nessuno in sala le ha osato rivolgerle: ma come mai le è venuto in mente di rifarsi ad Erasmo da Rotterdam nella creazione di questo titolo, peraltro estremamente accattivante?
Alla luce del nocciolo del titolo che accompagna il lettore dall'inizio alla fine - tracotanza, appunto - concetto inteso nella sua accezione più positiva ossia come inclinazione ad agire con risolutezza quasi sfrontata verso un fine, ho rivisitato i personaggi che più mi hanno colpito nella sua raccolta di episodi: tra cui il Manzoni.
Mi sono allora convinto che se l'ancora ventenne Alessandro Manzoni non fosse rimasto ammaliato dalle gesta del Bonaparte - idealizzandolo come supereroe nel proprio giovanile immaginario quasi elevandolo a suo personal-Sigfrido (Sigfrido significa 'colui che assicura la pace con la vittoria') - mai avrebbe trovato ispirazione per scrivere il Romanzo storico per antonomasia che noi tutti ben conosciamo fin dalle scuole dell'obbligo.
Spazio ADV dedicata a Società Dolce: fare insieme
Così come Napoleone, in perenne contrasto con Clemente Von Metternich, fu ripetutamente protagonista di rapide transizioni dall'altare (Austerlitz) alla polvere (Waterloo) e viceversa da Portoferraio a Parigi in cento giorni, parimenti Renzo e Lucia furono protagonisti di un saliscendi di vicende che li videro coraggiosamente opposti all'inerzia degli eventi e dei poteri forti, fintanto che la Provvidenza non donò loro il ricongiungimento. Le loro vicende si intrecciano con la figura di Fra' Cristoforo, vero fulgido esempio di tracotanza che lo rende eroe non protagonista, che orienta la trama verso il lieto fine, prima di morir di peste come il suo grande antagonista don Rodrigo, figlio dello status-quo ed espressione dell'arroganza del potere.
 

La provocazione del bravissimo moderatore nel raccontare l'opera come un elogio della sconfitta tratteggiandola come una sottospecie di verghiano poema dei vinti, è stato un astuto, ben riuscito e volutamente fuorviante artificio per ammiccare ai presenti. L'autore infatti, stando al gioco, ne ha preso le distanze aborrendo il ritratto di moderno eroe eternamente sopraffatto: dunque non Sisifo bensì un indomito Cristoforo da Pescarenico, che rinnegò la propria vita spericolata, ma mai la propria indole combattiva.
 

Ma chi mai più del mozzo di sentina sa apprezzare la brezza fresca e pura che si può tirare a pieni polmoni dalla gabbia di vedetta?
E' l'assuefazione che uccide i sogni, per cui è solo la sua antitesi la medicina per realizzarli.
Tramite questi flash autobiografici, al lettore perviene che la assurda proposta alternativa al gettare senza indugio il cuore oltre l'ostacolo per poter affrontare acque procellose (Cristoforo) sia di stare in scia al sistema, in virtù di una perenne neutralità disarmata con l'unica premura di non trovarsi mai l'ultimo della fila per non incorrere in guai ancor maggiori (Abbondio) .
Ma mi è parso di capire certamente che non sia esattamente una collocazione di suo gradimento e dunque le sia impraticabile!
Chapeau.
Un caro saluto a lei ed a tutti i tuoi lettori.
Acardo Lugli
 

Gentilissimo lettore,
io la ringrazio tanto della sua lettera, della attenzione con la quale ha letto il mio libro e dell'immagine che mi ha mandato (foto sopra), perfetta sintesi di ciò che ho raccontato. Quella di martedì è stata una bellissima serata, soprattutto per merito di Eugenio Tangerini che ho avuto il piacere e l'onore di avere come interlocutore. E' vero, mi sono convinto che sia ben più rischioso e folle piegarsi ai compromessi di una navigazione deferente, rispetto al tentare di cercare se stessi in modo libero.
Spesso mi ripeto le frasi che Guccini fa dire al suo don Chisciotte: 'Non mi dire caro Sancho che dovrei tirarmi indietro, perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro e che dovrei anche rinunciare a quel po' di dignità... Farmi umile e accettare che sia questa la realtà'. Ecco, io credo che questa incapacità di arrendersi non sia eroica, ma semplicemente conveniente. Mi sono persuaso che non sia coraggioso ma che convenga, in ultima analisi, continuare a gridare dall'albero maestro perchè forse la risposta stessa che si cerca è in quel grido. Sul richiamo all'Elogio della follia... Beh, credo sia un libro meraviglioso, così ironico da trasformare l'ironia e il paradosso in realtà. Ho pensato che se fossi riuscito a fare una briciola di quello che riuscì a fare Erasmo da Rotterdam, con il mio modesto libro avrei raggiunto un risultato enorme. Non so se ci sono riuscito, ma del resto era un obiettivo tracotante.

Giuseppe Leonelli
Foto dell'autore

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, sociale ed ec...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Acof onoranze funebri

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.