Opinioni Lettere al Direttore

Caos rifiuti, abbandoni non sono frutto di inciviltà ma reazione a un sistema punitivo

Caos rifiuti, abbandoni non sono frutto di inciviltà ma reazione a un sistema punitivo

Forse è arrivato il momento di interrogarsi non solo sui comportamenti dei cittadini, ma su come l’attuale gestione dei rifiuti urbani possa essere migliorata


3 minuti di lettura

Gentile Redazione,

scrivo per sottoporre alla vostra attenzione una riflessione sul sistema di gestione dei rifiuti e sulla tariffa corrispettiva puntuale attualmente applicata a Modena, perché ciò che sta accadendo in città merita, a mio avviso, un approfondimento serio e non ideologico.

Negli ultimi mesi è sempre più evidente un fenomeno di degrado urbano: sacchi abbandonati, conferimenti errati nei bidoni della differenziata, rifiuti accumulati in strada. Spesso il dibattito pubblico si limita a una conclusione semplicistica — “l’attuale sistema non funziona” — ma questa lettura rischia di nascondere il vero nodo della questione.

Il problema non è l’attuale gestione dei rifiuti urbani in sé, bensì il modello tariffario che la accompagna.

Oggi il conferimento dell’indifferenziato avviene tramite cassonetti con apertura a tessera, ma senza alcuna misurazione reale del rifiuto. Ogni apertura viene contabilizzata come 30 litri, indipendentemente dal volume effettivo del sacco. Un sacchetto piccolo viene quindi trattato come uno grande. In questo modo non si premia chi riduce il rifiuto alla fonte e differenzia correttamente, ma si applica una stima fissa che non rispecchia la realtà.

Questo meccanismo produce un effetto paradossale: invece di incentivare la riduzione dell’indifferenziato, spinge a riempire il sacco il più possibile o, peggio, a cercare soluzioni alternative che nulla
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hanno a che fare con il senso civico.

Esistono nuclei familiari con composizioni ed esigenze diverse che, pur adottando comportamenti corretti e differenziando costantemente carta, plastica e vetro, arrivano comunque a superare le soglie annue di indifferenziato previste dal regolamento. Non per spreco o inciviltà, ma per la semplice complessità della vita quotidiana e per un sistema che non tiene conto di molte situazioni reali.

Quando un servizio pubblico viene percepito come ingiusto, il cittadino non si sente più coinvolto ma si difende. È in quel momento che aumentano i conferimenti impropri, gli abbandoni e il degrado urbano. Non per mancanza di rispetto verso la città, ma come reazione a un sistema vissuto come esclusivamente punitivo.

Forse è arrivato il momento di interrogarsi non solo sui comportamenti dei cittadini, ma anche su come l’attuale gestione dei rifiuti urbani possa essere migliorata attraverso un modello tariffario più equo. Una possibile strada, adottata con successo in altre realtà europee, potrebbe essere quella di separare nettamente il concetto di tariffa di accesso al servizio da quello di premialità.

In concreto, si potrebbe prevedere:

-una tariffa base calcolata in modo realistico sul numero dei componenti del nucleo familiare, sulle fasce di età e sulla tipologia dell’abitazione, che garantisca la
copertura del servizio;

-un sistema di premialità, basato non su penalizzazioni automatiche ma su sconti in bolletta, calcolati in funzione: della reale quantità di rifiuto indifferenziato conferito; della corretta raccolta di carta, plastica e vetro; dell’utilizzo dell’isola ecologica per materiali particolari.

In questo modo chi differenzia meglio e riduce l’indifferenziato pagherebbe meno, mentre chi produce più rifiuto continuerebbe a pagare la tariffa base, senza essere spinto verso comportamenti elusivi o dannosi per la collettività.

Un ulteriore tema riguarda gli immobili che risultano avere conferimenti pari a zero. Anche in questo caso, una gestione trasparente — basata su autocertificazioni e controlli incrociati sui consumi — permetterebbe di distinguere tra abitazioni realmente non utilizzate e situazioni irregolari, senza penalizzare chi si comporta correttamente.

In molte città europee i sistemi di gestione dei rifiuti funzionano perché premiano i comportamenti virtuosi, misurano il rifiuto in modo realistico e costruiscono un rapporto di collaborazione tra gestore e cittadini. Dove questo equilibrio manca, il sistema entra in crisi e il degrado diventa visibile.

La domanda, quindi, non è se l’attuale gestione dei rifiuti urbani debba essere rivista in modo radicale o meno, ma se il modello tariffario attuale sia davvero equo, efficace e sostenibile sul piano sociale.

Credo che su questo tema
ci sia spazio per un approfondimento giornalistico serio, che metta al centro non solo i numeri, ma anche le conseguenze concrete che le scelte regolamentari producono sul comportamento delle persone e sul decoro della città.

Con stima,

Un cittadino modenese

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