Egregio direttore,Scrivo queste righe come cittadina profondamente indignata per quanto emerso in merito al cosiddetto “scandalo Fondazione Modena”, una vicenda che, al di là degli esiti giudiziari ancora in corso e delle responsabilità che spetterà alla magistratura accertare, pone interrogativi politici e morali gravissimi.Colpisce, ancora una volta, la straordinaria capacità del Partito Democratico locale di trattare episodi di questo genere come semplice polvere da nascondere sotto il tappeto. Una prerogativa che, a Modena come altrove, sembra ormai consolidata: appalti opachi, affidi discutibili, reti di clientele, fino a ipotesi di indebite appropriazioni. E tutto viene assorbito, digerito e rimosso nel silenzio complice di chi dovrebbe vigilare.È inevitabile notare il doppio standard. Se fatti analoghi – anche solo sul piano delle ipotesi investigative – avessero coinvolto esponenti della destra, avremmo assistito a una mobilitazione permanente: titoli a tutta pagina, appelli alla “questione morale”, richieste di dimissioni immediate, una vera e propria guerra punica mediatica e politica. Qui invece prevale l’imbarazzo, quando non l’omertà.Ricordo che l’ordinamento giuridico italiano non considera l’appropriazione indebita una “leggerezza amministrativa”, bensì un reato preciso, disciplinato dall’articolo 646 del Codice Penale, che punisce chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropri del denaro o di beni altrui di cui abbia il possesso.
La legge è uguale per tutti, o dovrebbe esserlo, indipendentemente dal colore della tessera di partito.Un partito che si definisce progressista e riformatore, ma che sopravvive solo grazie all’autoperpetuazione del potere e alla rimozione sistematica delle proprie responsabilità, non è un argine al degrado della politica: ne è una delle cause principali.Il problema, oggi, non è solo ciò che è accaduto intorno alla Fondazione Modena. Il problema è ciò che continua ad accadere quando si finge che nulla sia accaduto.E allora la domanda finale è semplice e inevitabile: quanto ancora deve essere nascosto sotto il tappeto prima che qualcuno, finalmente, decida di sollevarlo?Cordiali saluti
Romina Spadafora Nella foto il presidente della Fondazione di Modena Matteo Tiezzi e il suo predecessore Paolo Cavicchioli: i prelievi illeciti che hanno portato a un ammanco da circa 2 milioni di euro sono iniziati nel 2020 e sono continuati fino al 2025. Nonostante tutti i prelievi siano stati fatti con bonifico tracciato, ad oggi la Fondazione di Modena non ha contezza dell'esatta cifra sottratta.