Opinioni Parola d'Autore

'Conflitti e mediazione familiare, non è l'uomo o la donna il problema, è la coppia che non riesce più a comunicare'

'Conflitti e mediazione familiare, non è l'uomo o la donna il problema, è la coppia che non riesce più a comunicare'

Lo psicoterapeuta Franco Boldrini ribadisce l'importanza della mediazione: 'Obbligatoria in campo economico, dovrebbe esserlo anche nelle separazioni. Il prezzo più alto del conflitto lo pagano sempre i figli'


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I conflitti familiari e tra uomo e donna pervadono le separazioni e non solo. Il nostro lavoro e il nostro scopo è trovare un punto di riferimento per risolvere o, meglio, prevenire, nell'ambito del rapporto familiare e soprattutto per il bene dei figli. Una delle possibili scelte è la mediazione. In tutta Europa viene praticata da tempo, mentre in Italia è stata lasciata in secondo piano e sono soprattutto realtà locali e associazioni a cercare di promuoverla, attraverso cicli di incontri gratuiti. Negli altri Paesi la mediazione viene affrontata in modo diverso e spesso con maggiore sistematicità. Paradossalmente oggi esiste la mediazione economica ma non quella familiare: se c'è un conflitto di natura economica si va in mediazione. Ma per i conflitti familiari, per le separazioni e le rotture relazionali, questo non avviene con la stessa attenzione. A pagarne il prezzo più alto sono i figli.

La violenza oggi è diffusa e generalizzata e non riguarda soltanto la coppia. Nel mio studio incontro tanti genitori disperati, che si domandano se abbiano fallito nel proprio compito educativo. Per questo è necessario intervenire in chiave preventiva, ma anche dopo la separazione, perché la vita continua e continuano anche i conflitti.
Dopo una separazione iniziano spesso le dispute economiche, le discussioni sulle spese dei figli, sugli impegni non rispettati, sul tempo trascorso con i bambini.
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La conflittualità diventa così un continuo uomo contro donna e donna contro uomo. Io mi domando: se vogliamo una generazione diversa domani, non dobbiamo forse assumerci oggi un impegno personale?
Non è la donna che deve essere messa alla berlina e non è l'uomo che deve essere considerato sempre dalla parte del torto. Dobbiamo riconoscere che spesso peggioriamo le situazioni con i nostri comportamenti. A volte usiamo la forza, altre volte la pressione psicologica, altre ancora forme di persuasione che diventano strumenti di controllo.

Ricordo il caso di una coppia separata con una figlia. La madre, preoccupata per la salute della bambina, sosteneva che gli spostamenti tra le due case le provocassero continui problemi. Ogni volta che il padre si presentava, la bambina veniva portata al pronto soccorso. Dopo molte ripetizioni di questo schema, la piccola finì per associare la presenza del padre all'ospedale, alle punture, alle analisi. Quando lo vedeva arrivare, scoppiava a piangere e si terrorizzava. Questo dimostra quanto il conflitto e la rabbia degli adulti possano ricadere sui figli.
Le nuove generazioni crescono dentro questi modelli relazionali.
Quando il conflitto non viene gestito, quando le emozioni vengono espresse soltanto in modo estremo, si genera un clima che favorisce ulteriori tensioni. Il continuo rinfacciarsi colpe, il 'hai fatto tu', 'hai sbagliato tu', porta alla chiusura della comunicazione, alla vendetta e alla negazione reciproca.
Mi chiedo se sia davvero impossibile trovare un punto di convergenza. La mediazione serve proprio a questo: ci sono due posizioni lontane che, grazie a una guida e a un percorso condiviso, possono avvicinarsi fino a raggiungere una distanza sufficiente per tornare a guardarsi negli occhi, decidere insieme e cambiare il modo di comunicare.

Da diciassette anni cerco di far parlare gli uomini. Molti provano una vergogna enorme nel raccontare le proprie vicende personali e spesso la rabbia diventa l'unico canale attraverso cui riescono a esprimersi. Ma quando arriva la tempesta, lascia danni profondi. D'altra parte esistono anche forme di aggressività più sottili, psicologiche, che possono essere altrettanto distruttive. La violenza che uomini e donne esercitano gli uni sugli altri finisce sempre per colpire i figli. Dobbiamo riflettere seriamente su come stiamo affrontando oggi le separazioni. Prima di allontanarci, prima di riempire tribunali e studi legali di fascicoli interminabili, dovremmo chiederci come mediare e come gestire il rapporto con i figli.
Il dopo non è mai semplice e le conseguenze economiche, psicologiche e relazionali possono essere pesantissime per tutti.

Per questo credo che anche gli avvocati dovrebbero investire maggiormente nella cultura della mediazione, aiutando le persone a comprendere quale sarà il percorso successivo alla rottura e favorendo, quando possibile, il dialogo anziché l'esasperazione dello scontro.
La strada non è scegliere tra uomini e donne. Nessuno schieramento risolverà questi problemi. Bisogna sostenere la famiglia, la coppia e soprattutto i figli. Il cambiamento passa dalla capacità di mediare e di uscire dalle logiche della contrapposizione permanente.

Ho sempre difeso il diritto al divorzio e continuo a ritenerlo una conquista civile. Ho il diritto di non vivere con una persona che non amo più o che non mi comprende. Ma separarsi non significa dichiararsi guerra. Gli uomini devono imparare a parlare con le donne e le donne devono evitare comportamenti che alimentano conflitti psicologici distruttivi. Da entrambe le parti servono cambiamenti.

Il punto centrale è questo: non è l'uomo o la donna il problema, è la coppia che non funziona più. Quando ciascuno vuole avere ragione a tutti i costi, i figli diventano ostaggi del conflitto. E quando quei figli cresceranno e imboccheranno strade difficili, sarà troppo facile continuare a dare la colpa all'altro senza mai interrogarsi sui propri errori.
Non dobbiamo dimenticare che, anche quando un rapporto finisce, quella persona è stata qualcuno che abbiamo amato, con cui abbiamo costruito progetti, una famiglia, dei figli. L'amore e l'odio appartengono alla stessa realtà emotiva. Per questo dobbiamo ritrovare equilibrio e responsabilità.
Abbiamo già abbastanza conflitti nella nostra società. Trasformare anche il rapporto tra uomo e donna in una guerra permanente sarebbe soltanto un'altra forma di distruzione. Quello di cui abbiamo bisogno oggi è meno scontro e più mediazione.
Franco Boldrini - psicoterapeuta
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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