Paolo Trande di Avs ha dichiarato guerra al Pd? Basta con il partito maggiore che decide tutto? Basta con gli alleati ridotti a portatori d’acqua. Basta soprattutto con lo schema riassunto dallo stesso consigliere regionale: «Il Pd ci mette i candidati sindaci e gli altri ci mettono solo i voti».
Parole durissime, una rivoluzione. Peccato che a pronunciarle sia proprio lui: Trande.
Uno che nel Pd è cresciuto politicamente; che ne è stato capogruppo in Consiglio comunale a Modena; che poi è uscito a sinistra e da allora ha trascorso parecchio tempo a spiegare quanto il Pd debba cambiare: continuando ad allearsi con il Pd. E nel mentre crescendo nel proprio percorso personale come alleato del Pd: per arrivare allo scranno di consigliere regionale nella maggioranza del Pd Adesso propone un tavolo provinciale per le amministrative 2027. Prontamente - e ingenuamente? - Massimo Bonora del Movimento 5 Stelle risponde che va bene, purché non si comprima il pluralismo.
E il Pd trema, proprio!
La storia politica modenese racconta esattamente il contrario: il Pd sceglie e gli altri discutono. E spartiscono le briciole. Il Pd mette il candidato sindaco, gli altri ottengono quello che riescono a portare a casa. Un assessore? Una presidenza? Qualche posto?
Qualcosa cosa sia. Poi tutti insieme sul palco a celebrare l’unità del centrosinistra.A Modena nel 2024 è successo con Massimo Mezzetti: il Movimento 5 Stelle ha portato a casa Vittorio Ferraresi in Giunta - silente assessore alla legalità - specie in questi giorni di discussione sul direttore generale pro tempore Maria Sergio, che lui aveva aspramente criticato. A Carpi Andrea Artioli ha ottenuto la discussa presidenza del Consiglio comunale, a danno del recordman di preferenze Giovanni Maestri: punto segnato, a posto così.
Adesso Trande scopre che questo modello non va più bene? Vedremo.
Nel frattempo basta guardare cosa succede sopra le loro teste. Alla Festa dell’Unità di Modena sfilano Stefano Bonaccini, Antonio Decaro e Silvia Salis. Difficile capire se Bonaccini immagini a Palazzo Chigi Decaro, Salis o piuttosto proprio se stesso. Di certo non immagina Elly Schlein, nemmeno presente alla festa modenese. E soprattutto nessuno di Avs né del movimento.
Perché il Pd funziona così: propaga solo se stesso.
Costruisce i propri nomi. Li porta sui palchi. Li fa circolare. Li rende familiari. Poi arriva il momento della scelta e improvvisamente il predestinato diventa il candidato naturale.
Non è neppure una specialità della sinistra.
Comunque fra i vari comuni al voto ci sarà anche Novi, nel 2027. Tra i nomi da osservare c’è Diego Zanotti, figlio dell’ex sindaco Luisa Turci del Pd. Se il Pd decidesse che è lui il candidato sarebbe interessante assistere alla battaglia di Trande e Bonora contro gli automatismi.
Possiamo già immaginarla?
Magath
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