E' in questo scenario che da parte del centro sinistra si sta consolidando una linea tattica sempre più evidente, emersa con sempre maggiore chiarezza nei confronti e nei comizi a senso unico delle feste dell'Unità, dal livello locale a quello nazionale: spostare e concentrare l’attenzione su Roberto Vannacci, identificandolo come il volto del centro‑destra e trasformandolo nel principale avversario da contrastare, l'unico per i suoi argomenti al limite del provocatorio, di compattare.
L'obiettivo è chiaro: puntare su Vannacci consentirebbe al centro‑sinistra di beneficiare dell’effetto polarizzante che il generale genera sia che si muova autonomamente sia, un domani, nella coalizione di centro-destra verso le elezioni. Una strategia che, più che basarsi sulla costruzione di un progetto politico (che appunto ancora non c'è), sembra aggrapparsi, visti ormai i tempi stretti, alla costruzione di un nemico pubblico, di un pericolo per le istitituzioni e per la Costituzione che tramite Vannacci sarebbe esteso all'intero centro destra.
Anche l’incontro pubblico di ieri sera alla Festa dell'Unità di Modena, con Decaro, Salis e Bonaccini, ha involontariamente confermato questa dinamica: da un lato si è sostenuto che Vannacci rappresenti un pericolo tale da doverlo silenziare e non considerare, dall’altro si è continuato a parlare per la maggior parte del tempo a disposizione, di lui, alimentando la sua centralità nel dibattito. Una scelta che risponderebbe all'obiettivo di accreditare lui, e non la Meloni, come vero avversario politico, più del centro‑destra stesso. Accreditando la sinistra come paladina della difesa e custode dei vaori costituzionali contro la minaccia di chi vorrebbe smantellarli. Una logica che dichiaratamente PD e sinistra hanno portato avanti per anni, demonizzando l'avversario politico trasformandolo in un nemico da eliminare, anche dal dibattito pubblico. Ottenendo poi il risultato contrario a quello ricercato, ovvero perdendo e elezioni.
Eppure, allo stato attuale, il centro‑destra, al di là dei risultati o dei fallimenti del governo sui temi di programma, dispone di una leadership riconosciuta e ancora carica di consenso, come dimostrato dagli applausi e dalle conferme raccolte nel fine settimana dalla Premier proprio a Bari, città da Antonio Decaro, e di un programma che, pur contestato, esiste. Il centro‑sinistra, invece, non ha ancora espresso una proposta chiara, alternativa e di sistema, né un profilo capace di guidare una coalizione. E' una realtà.
I tempi stringono. E quando non c’è una linea sui contenuti, si ripiega sulla contrapposizione ideologica: presentarsi come alternativa netta a Vannacci, anziché alla Meloni, sperando che questo basti a compattare un campo politico ancora diviso o comunque non unito. E che non avendo una visione di futuro per l'Italia, ripiega sull'azione verso un un nemico che non può e non deve vincere. Il tutto nell'auspicio di una corsa autonoma di Vannacci rispetto al centro destra. Ipotesi che, considerando il suo crescente consenso, il sorpasso ed il travaso di voti da Forza Italia e Lega, potrebbe teoricamente favorire la sinistra. Una prospettiva che, però, riflette l’esatto contrario delle intenzioni dichiarate dal centro sinistra stesso: invece di costruire una proposta, si attende che l’avversario si divida e che si costruisca sempre più, amplificandone
Una strategia difensiva, fragile, ma che ancora oggi rappresenta l’unica linea che PD e centro‑sinistra hanno dimostrato di sapere e potere esprimere.
Gi.Ga.

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