'L’evoluzione del “Patto di integrazione sanitaria dell’Area Nord” sta confermando le valutazioni e le critiche che da subito, da ottobre scorso, abbiamo sostenuto: siamo di fronte a una operazione che di fatto crea le condizioni per un indebolimento della sanità della Bassa Modenese per consentire la realizzazione di un ospedale nuovo a Carpi. Carpi ha pieno diritto a strutture sanitarie moderne ma questo non può essere fatto a scapito della sanità del territorio della Bassa Modenese'. Così il gruppo consigliare Pd di Mirandola circa la comunicazione letta in consiglio Ucman giovedì sul tema sanità.
'La Bassa Modenese è un territorio vasto, notevolmente distante dall’area individuata per il nuovo ospedale di Carpi e sguarnito di collegamenti funzionali ed efficienti: questi aspetti sono stati tutti riconosciuti dallo stesso direttore generale dell’Asl nel consiglio comunale aperto del 2 luglio a Mirandola, aspetti che però egli ritiene non essere di sua competenza. Crediamo che sia un compito tecnico ineludibile considerare le condizioni di accessibilità quando si sceglie la localizzazione di un ospedale nuovo, soprattutto quando si afferma che deve servire un territorio più vasto di quello di un comune'.
'Così come non è stato spiegato come sia stato possibile programmare la realizzazione di un nuovo ospedale non tenendo conto della programmazione sanitaria vigente del 2020, cercando di imporre una gerarchia in un ambito che deve essere minimo di rango provinciale, cui sono sottoposti sia Mirandola che Carpi.
Il “Patto” nei fatti sta già determinando conseguenze importanti come la chiusura di servizi di rilievo, a titolo esemplificativo la chiusura laboratorio di sterilizzazione o di osteoporosi presso l’ospedale di Mirandola. Il direttore Altini ha annunciato nel consiglio comunale aperto a Mirandola del 2 luglio 2026 un aumento di posti letto (dai 98 attuali a 130 ) ma in realtà è la promessa di un ripristino di ciò che già ora sarebbe dovuto come posti letto per il Santa Maria Bianca'.'La sanità evolve e si deve riorganizzare, certamente, ma non riteniamo che questa scelta di programmazione risponda alle esigenze sia della comunità della Bassa Modenese che di quella provinciale, la concentrazione di ospedali sull’asse della via Emilia è un errore grave che si sta facendo e peserà per i prossimi decenni sulla popolazione. Occorre avere l’intelligenza e la lungimiranza politica per affrontare una reale, effettiva e concreta analisi di ciò che serve per la sanità di oggi e di domani, con uno sguardo prioritariamente proteso alle generazioni future del nostro territorio'.



