E il centrodestra? Il centrodestra, come avviene in ogni competizione elettorale nel modenese a memoria d'uomo, dorme il sonno degli arresi. Pervicacemente arresi.
Per l'opposizione oggi a traino Fdi la vittoria nella roccaforte rossa viene vissuta più che come un obiettivo, come un fastidioso incidente da evitare, ovviamente mostrando formalmente di volerlo raggiungere. Vincere significa creare figure di rilievo potenzialmente in grado di scalzare i leader locali nelle corse personali che contano (Parlamento e Regione), pericolosi avversari coi quali fare i conti nel momento della verità, quando occorre promuovere a Bologna e Roma i fidati, coloro che attendono in fila con religiosa riverenza per le gerarchie e con deferente obbedienza verso i capibastone.
Per questo - come sempre - il dibattito interno a Fdi-Fi-Lega sulla scelta dei candidati sindaci anche in questa occasione si aprirà a ridosso del voto, quando ormai la ricerca dell'uomo o della donna da contrapporre al Pd assomiglia più a una corsa al ribasso che a una selezione tra i migliori.
Le elezioni nei capoluoghi Modena e Carpi sono da sempre emblematiche, ma anche nei Comuni 'minori' lo schema è ben consolidato: mettere in campo ogni sforzo per evitare di conquistare l'onere di governare il territorio, ovviamente predicando a gran voce l'esigenza di alternanza.
In quest'ottica tutto dovrebbe andare liscio verso una serena sconfitta a Castelnuovo e nei piccoli Comuni montani, mentre il rischio maggiore di ottenere il tanto temuto successo, il centrodestra lo corre a Finale Emilia e a Pavullo dove, storicamente, il Pd ha mostrato i limiti maggiori. In entrambi i casi vi sono, stranamente, due candidati sulla carta preparati e desiderosi di fare bene: Monica Malaguti a Finale Emilia e Daniele Iseppi a Pavullo, entrambi di Fdi. Potrebbero vincere davvero e questo - per le logiche tipiche del centrodestra - è il limite maggiore alla materializzazione delle rispettive candidature.
Giuseppe Leonelli

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